Le leggi della politica contro le leggi della natura   

Questa pagina è in continuo aggiornamento perché riporta studi, documenti e testimonianze su una materia in continua evoluzione: i cosiddetti “vaccini” anti Covid-19, infatti, non sono vaccini tradizionali come quelli finora conosciuti e utilizzati ma – per ammissione delle stesse case farmaceutiche e dei loro enti regolatori – sono “costrutti farmaceutici” ancora in fase sperimentale. Per cui la loro sicurezza, efficacia ed effetti collaterali sull’uomo, sia a breve che a lungo termine, sono ancora da verificare.
Gli studi e le analisi riportate in questa pagina esprimono, dunque, le perplessità del mondo scientifico su tali “farmaci sperimentali”. Perplessità che però, anziché alimentare un aperto dibattito scientifico fra “pari” come avviene normalmente – cioè fra esperti accreditati e di pari livello – in questo caso vengono respinte a priori dalle istituzioni politico-sanitarie, senza entrare nel merito scientifico delle stesse, spesso delegittimando i loro autori: nonostante siano premi Nobel o scienziati dotati di prestigiosi curricula, la cui pecca più evidente è quella di non allinearsi al pensiero unico dominante. Ecco perché queste analisi non sono facilmente rintracciabili sui media. E perché – prima di riportarle qui di seguito – va descritto il contesto in cui sono decollati e sono stati autorizzati i cosiddetti “vaccini”: a partire dai relativi contratti tra la Commissione Europea e le singole aziende fornitrici. 

Contrariamente, infatti, alla trasparenza che caratterizza il mondo della ricerca scientifica, i contratti sono stati fin dall’inizio blindati e riservati; poi parzialmente resi pubblici, ma con forti censure sui testi che tuttora permangono Continua a leggere. Le case produttrici, inoltre, hanno fin da subito rigettato ogni responsabilità e ottenuto una legislazione ad hoc che le protegga legalmente dagli eventuali danni causati dai loro prodotti (come si vede nella sezione EVENTI AVVERSI ). Anche il costo delle dosi è omesso dall’informazione pubblica, nonostante a dicembre 2020 fosse trapelata, per errore, una tabella dei prezzi, poi prontamente rimossa, sull’account twitter personale della sottosegretaria al Bilancio del Governo belga, Eva de Bleeker.  

L’eurodeputata francese dei Verdi Michéle Rivasi denuncia a gennaio 2021 la poca limpidezza dei contratti tra la Commissione Europea e le aziende fornitrici di vaccini: “Sono mesi che chiediamo accesso ai contratti siglati dalla Commissione con i produttori di vaccini, che l’esecutivo continua a mantenere segreti…” Così, messa sotto pressione, la Commissione Europea a gennaio 2021 concede agli europarlamentari l’accesso esclusivamente agli accordi con l’azienda produttrice di vaccini CureVac che, a differenza delle altre case produttrici (Pfizer, Astrazaneca, ecc.) non aveva ancora avuto l’approvazione dei propri prodotti: per cui si trattava di accordi ancora vaghi e generici. In ogni caso, le forme e i modi con i quali è stata concessa la consultazione di tali documenti lascia perplessi per come sembra chiaramente violare le forme di  ordinamenti democratici. Le regole per consultare i contratti con la CureVac, infatti, prevedono: un accesso per non più di 45 minuti, senza telefonini, né mezzi atti a fotografare i documenti, senza possibilità di fotocopiarli, senza possibilità di prendere appunti e alla presenza di un controllore. (sic!) I contratti messi a disposizione sono documenti pesantemente censurati e con omissioni nel testo perché “la riservatezza” è condizione e parte integrante di tali contratti che tratteggiano un quadro alquanto diverso dalla narrazione pubblica dell’emergenza. Si parla, per esempio, di un forte interesse a spostare la produzione dei vaccini in Europa, creando di fatto un indotto economico florido che non termina con l’emergenza: a fine maggio 2021, in un terzo contratto con la Pfizer per l’acquisto di 1,8 miliardi di dosi, si parla di forniture fino al 2023. Viene meno così, ancora una volta, il concetto di emergenza che giustifica la messa sul mercato di vaccini sperimentali, mentre l’emergenza stessa diventa, a sua volta, l’occasione per le case farmaceutiche per pianificare nuove linee di produzione europee con meno vincoli contrattuali e rispetto di norme di sicurezza ed efficacia, grazie all’emergenza.
Non solo: il particolare che il contratto comprenda anche l’acquisto di vaccini per le varianti indica che le case farmaceutiche sono consapevoli – al contrario di quanto viene diffuso all’opinione pubblica – che i vaccini non ci libereranno dal virus e che le varianti si svilupperanno nonostante le vaccinazioni. Come mai? Perché, al di là delle dichiarazioni politiche, sembra difficile modificare la legge di natura secondo la quale non si vaccina mai la popolazione durante un’epidemia: perché proprio la vaccinazione spinge il virus – per adattarsi – a diventare più aggressivo, a “variare” per sottrarsi agli anticorpi prodotti dal vaccino, rendendo i vaccinati più vulnerabili dei non vaccinati alle nuove varianti. Una tesi dimostrabile non solo scientificamente, ma anche dai fatti: proprio nei paesi dove la vaccinazione è stata più massiva, la popolazione è oggi maggiormente vittima delle varianti, a riprova delle dichiarazioni e degli studi degli scienziati qui di seguito riportati, a partire dal Nobel per la Medicina Luc Montagnier. 
Insomma, da quanto emerge dai contratti con le case farmaceutiche e dalle dichiarazioni dei politici, per la prima volta nella storia della Medicina viene dato per scontato che un vaccino non avrà lo scopo per il quale i vaccini sono prodotti – cioè, prevenire ed evitare il contagio – e che le varianti del virus saranno inevitabili. Dichiara, infatti, al riguardo Ursula von der Leyen: “Con la nostra firma, il nuovo contratto è ora in vigore: che è una buona notizia per la nostra lotta a lungo termine per proteggere i cittadini europei dal virus e dalle sue varianti! La produzione e la consegna nell’UE fino a 1,8 miliardi di dosi sono garantite. I potenziali contratti con altri produttori seguiranno lo stesso modello, a vantaggio di tutti”.
Una constatazione di dubbio fondamento scientifico;  avvalorata come “verità” grazie alla maggioranza politica che la sostiene e alla legislazione emergenziale che la supporta; smentita sotto il profilo scientifico dalle testimonianze e dagli studi riportati qui di seguito; e che, grazie ad un apposito algoritmo creato dalle stesse case farmaceutiche e dai loro enti regolatori – come si vedrà nella sezione EVENTI AVVERSI di imminente pubblicazione – rende di fatto impossibile stabilire un NESSO di casualità fra il vaccino e i relativi EVENTI o REAZIONI AVVERSE.      

Ecco perché, data l’estrema delicatezza dell’argomento, gli studi qui riportati sono in lingua originale – traducibili con i vari sistemi di traduttori on line – proprio per rimandare direttamente al contesto scientifico che ospita ogni studio: perché ciò consente di accedere alla relativa bibliografia e alle altre analisi sul tema; ai curricula degli autori; all’universo scientifico della rivista o dell’istituzione che ospita il singolo documento, per poterne valutare l’autorevolezza. Un approccio che – senza nessun aggravio per il lettore medio – consente all’addetto ai lavori di “navigare” dentro gli articoli originali come in un mare di vera Scienza in cui pescare studi ed elementi da approfondire e confrontare, anche con l’ausilio di altri esperti accreditati fra pari. 

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