Diario ragionato della pandemia

ovvero

Se errare è umano… perseverare è contagioso.

Un libro di Serena Romano
(giornalista)

con la collaborazione di
Francesco Iannello
(Segretario Generale delle Assise di Palazzo Marigliano)


INTRODUZIONE

Meglio una cura oggi o morire in attesa di un vaccino domani?

Su questo interrogativo si chiudeva la 1° parte del Diario Ragionato della Pandemia entrato in rete il 30 maggio 2020.

E purtroppo la risposta contenuta nella 2° parte del Diario – scaricabile da gennaio 2021 – è la conferma che “negazionista” è chi nega le cure precoci possibili.
Cure che esistono già da un anno come dimostrano i medici che le hanno adottate somministrandole tempestivamente a casa; cure con farmaci collaudati da anni, economici e disponibili in tutte le farmacie del mondo; cure grazie alle quali questi medici hanno registrato zero morti e pazienti guariti senza aggravarsi, né finire in ospedale.

Perciò tutto quanto raccolto e scritto finora nel Diario, solleva un unico pesante interrogativo sull’intera “strategia terapeutica” adottata in Italia e all’estero: perché si è affrontato il Covid senza curarlo? E questi dubbi si intrecciano nella trama del racconto come in una sorta di libro giallo: anche se quando ho deciso di scrivere il Diario insieme a Francesco Iannello – amico e Segretario Generale delle Assise di Palazzo Marigliano – non avrei mai immaginato che sarebbe diventato un thriller di cui non si riesce a trovare il finale.

Tutto è nato, infatti, durante la lunga quarantena dell’Italia all’inizio del 2020, quando un noto scienziato ci suggerì una diversa chiave di lettura dell’epidemia rispetto a quella che stava prendendo piede nella narrazione ufficiale. Così, ho iniziato il racconto degli eventi a mano a mano che si verificavano, attingendo materiali dalla stampa e dalla rete e riportandoli mese per mese.  Ma in maniera imprevista, la trama del racconto – anziché svolgersi in maniera trasparente e lineare – prendeva contorni sempre più contorti e incomprensibili per le strane contraddizioni fra la realtà dei fatti e la loro interpretazione da parte degli esperti scelti dal Governo per fronteggiare la pandemia: che fornivano spiegazioni confuse di quanto accadeva e numeri poco verificabili. Ma soprattutto non sembravano accorgersi degli errori già evidenti.

Come si può leggere nell’incipit del Diario, c’erano, infatti, tutti gli indizi e le testimonianze della doppia realtà della pandemia che stava prendendo piede: la realtà del Covid malattia incurabile dal quale ci si può difendere solo con il distanziamento sociale, le mascherine e il lavaggio delle mani come annunciato dal presidente Conte ad aprile: “Dovremo andare avanti così finchè non ci sarà un vaccino, pronti a chiuderci di nuovo in casa se dovesse esserci una recrudescenza del contagio”; e la realtà del Covid curabile, sostenuta dai molti medici che fin da marzo 2020 hanno dimostrato come il virus si può contrastare con cure precoci e farmaci disponibili, senza aspettare che il malato si aggravi o muoia in attesa dei tempi inevitabilmente lunghi necessari a vaccinare l’intera popolazione mondiale.

E oggi, dopo avere letto anche la 2° parte del Diario, questa doppia realtà – sia nella narrazione mediatica del virus, che negli obiettivi e nel modo di raggiungerli – è diventata incontestabile. Perché oggi, da un lato c’è chi avvalora la realtà ufficiale del Covid incurabile sostenendo che l’uscita dalla pandemia è lontana: per cui lo “stato di emergenza” va prorogato insieme ai relativi provvedimenti restrittivi. Dall’altro, invece, c’è chi sostiene la realtà del Covid curabile basata sui tanti malati curati e guariti senza finire in ospedale, dimostrando che l’uscita dalla pandemia e dallo “stato di emergenza” è vicina: e consentirebbe di tornare subito – seppur con cautela – ad una vita normale, grazie a terapie precoci e appropriate con farmaci già in commercio. Chi ha ragione? Ha ragione chi “cura subito”.

Perché oggi la possibilità di cure tempestive in grado di evitare l’aggravarsi della malattia e la morte da Covid-19, sono una realtà confermata non solo a livello scientifico, ma anche sotto il profilo costituzionale in un’ordinanza del Consiglio di Stato emessa a dicembre scorso proprio in difesa del Diritto alla Salute: calpestato in maniera “irragionevole” da chi nega l’esistenza di cure efficaci.

Ciononostante in Italia e in gran parte d‘Europa e del mondo, non si riesce a invertire la rotta. Perché? Come scrivevo nell’incipit della 1° parte: “Proprio per rispondere a questo e altri interrogativi, da giornalista ho tentato di dare il mio contributo raccogliendo tutti i dati possibili. Anche quelli apparentemente intoccabili perché patrimonio della scienza. E ho tentato di renderli “digeribili” all’opinione pubblica affinché potesse utilizzarli, come me, per fare chiarezza, ragionare e trarre le proprie conclusioni. Ma proprio al momento di concludere e di scrivere il finale di questa catastrofe sanitaria, ho scoperto che non posso farlo: perché è una catastrofe che non tutti vogliono concludere allo stesso modo. Anzi: che alcuni non vogliono concludere affatto”.  Per quale motivo? Forse in questo di Diario si può trovare una risposta: a patto di leggerlo rimettendo in moto la ragione spesso disinnescata dalla paura.