Diario ragionato della pandemia

ovvero

Se errare è umano... perseverare è contagioso.

Anzi sospetto.

di Serena Romano

(giornalista)

con la collaborazione di

Francesco Iannello

(segretario delle Assise di Palazzo Marigliano)

INTRODUZIONE


Non avrei mai immaginato che questo instant-book sul coronavirus sarebbe diventato un thriller di cui non riesco a scrivere il finale, perché è troppo inquietante.

Avevo cominciato, infatti, a mettere giù questa “cosa” – non so più come chiamarla - durante la quarantena, quando uno scienziato mi suggerì una chiave di lettura della pandemia diversa da quella prevalente fino allora. Così ho deciso di raccontare, in forma di diario, com’era nata e si stava sviluppando l’emergenza, attingendo il materiale in diretta dalla stampa: anche quella locale e dai siti internet apparentemente marginali. A mano a mano che scrivevo, però, il diario prendeva l‘andamento di un romanzo giallo: per certe strane contraddizioni fra la realtà dei fatti e la sua descrizione da parte degli “scienziati”. Pareri contrastanti, ambiguità, falsità che hanno caratterizzato tutto questo “giallo virale”: e che ancora si susseguono rendendo difficile trovare un finale. Perché quelli che potrebbero dare un corso diverso a questa epidemia spiegano, denunciano, suggeriscono soluzioni: ma non vengono ascoltati. E si rimane frastornati dalle mezze verità di una “scienza” strabordante per colpa della quale stiamo attraversando l’emergenza sanitaria del secolo, senza capire che cosa è successo. Senza riuscire a dare una risposta all’interrogativo: “Che cosa non ha funzionato nella strategia anti-coronavirus in Italia?”. Lasciando sospeso così, l’altro interrogativo, quello fondamentale: “Come se ne esce veramente?”

Proprio per rispondere a questi interrogativi, da giornalista ho tentato di dare il mio contributo: raccogliendo tutti i dati possibili: anche quelli apparentemente intoccabili perché patrimonio della scienza. E ho tentato di renderli “digeribili” all’opinione pubblica affinchè potesse utilizzarli, come me, per fare chiarezza e trarre le proprie conclusioni. Ma proprio al momento di concludere e di scrivere il finale di questa catastrofe sanitaria, ho scoperto che non posso farlo: perché è una catastrofe che non tutti vogliono concludere allo stesso modo. Anzi: che alcuni non vogliono concludere affatto.


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