Analisi di Antoine Barbari, Presidente di Clinical Transplantation, che elenca le gravi carenze nell’immissione sul mercato dei vaccini
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“Le preoccupazioni sul vaccino COVID-19: realtà o finzione?” è il titolo dell’analisi di Antoine Barbari, Presidente della “Middle East Society for Organ Transplantation”, che analizza le preoccupazioni legate ai vaccini correlandole alla bibliografia di studi recenti (2020-2021). Eccone l’estratto: “Un team di scienziati cinesi ha segnalato il primo caso di COVID-19 a Wuhan, in Cina, l’8 gennaio 2020, dopo aver sequenziato il primo materiale genetico virale. Da allora molti vaccini sono stati sottoposti a test, aggirando le sperimentazioni sugli animali, con più di 200 aziende farmaceutiche in diversi paesi che hanno dichiarato lo sviluppo di diversi vaccini, ciascuno con la propria strategia per generare immunità: nonostante le argomentazioni di molti esperti di malattie infettive sostengano che 18 mesi per un primo vaccino sia un programma incredibilmente aggressivo valutando che ci vogliono mediamente 10 anni per svilupparne uno. Dieci vaccini candidati sono già entrati negli studi clinici di fase 3 sugli esseri umani. Questi vaccini si basano su diversi tipi di tecnologie, la più innovativa delle quali utilizza l’RNA messaggero del materiale genetico”. E qui l’analisi riassume alcune delle “preoccupazioni autentiche” sollevate quali: “… i periodi di follow-up troppo brevi, preoccupazioni di efficacia e sicurezza, mancanza di chiare correlazioni di protezione, casi di morbilità e mortalità segnalati subito dopo la vaccinazione, incertezze riguardo al rischio di aumento della malattia con l’esposizione al virus a lungo termine, la possibilità di trasmissione virale dopo la vaccinazione, la ridotta efficacia segnalata di questi vaccini contro nuove varianti, l’efficacia e la sicurezza di questi vaccini nei sottogruppi precedentemente esclusi (come i bambini, le donne incinte, gli anziani fragili ad alto rischio e individui immunocompromessi), il rischio sconosciuto di malattie autoimmuni indotte da immunogenicità, cancro e infiammazione cronica, il rischio di trasformazione del genoma…” E di conseguenza: “la potenziale coercizione imposta dal settore pubblico e privato ​​sui cittadini per ricevere il vaccino. Evidenti domande plausibili, dunque, rimaste finora senza risposte chiare e convincenti”.