Alfonso Maria Liguori, straordinario esempio di scienziato.

Il testo è Tratto dalla pagine del sito Atenenapoli.it

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Un ricordo del Maestro che negli anni ’60 richiamò a Napoli i Premi Nobel nel testo dei professori Barone e Mazzarella
“È il professore con il quale ci siamo laureati Mazzarella ed io, ormai nei primi anni ’60, ma è anche stata la figura più interdisciplinare che ha caratterizzato un’epoca straordinaria della vita universitaria e, più in generale, dell’ambiente scientifico napoletano”, spiega il prof. Guido Barone, il quale con il suo collega Lelio Mazzarella e con il giornalista scientifico Pietro Greco, tutti chimici, è autore di un testo dedicato ad Alfonso Maria Liguori. Edito dalla Bibliopolis nella collana Saggi, il volume è stato presentato il 20 novembre all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

A cavallo fra gli anni ’50 e ’60, la scena culturale cittadina ha visto la presenza di figure poliedriche e carismatiche, la cui influenza ha continuato a farsi sentire nei decenni successivi. La loro iniziativa ha portato alla nascita di nuovi istituti di ricerca e le loro reti di relazioni internazionali indussero scienziati di fama mondiale a lavorare a Napoli. “Noi studenti avevamo l’occasione, ogni settimana, di incontrare ed ascoltare un premio Nobel”, ricorda Barone. Insieme a Rodolfo Nicolaus, Liguori chiamò in Ateneo un gruppo di prestigiosi colleghi come Paolo Corradini che aveva fatto parte del gruppo di ricerca di Giulio Natta (Nobel per la Chimica nel 1963), Arnaldo Liberti, Alessandro Ballio e Lorenzo Mangoni, ma forte fu il sodalizio anche con altri scienziati, come i fisici Edoardo Caianiello ed Ettore Pancini e i biologi Alberto Monroy e Adriano Buzzati Traverso. “Tutto è terminato sul finire degli anni ’60 quando alcuni di questi personaggi straordinari furono trasferiti, anche se conservarono sempre un rapporto forte con la città”, dice ancora il professore che evidenzia come l’intero lavoro non sia un semplice tuffo nei ricordi in memoria del Maestro. “Vorremmo trasmettere ai giovani e ai nostri colleghi il ricordo di un modo di fare scienza, in maniera interdisciplinare, perché le grandi cose sono alla frontiera. Una delle eredità più belle di questa stagione è il Laboratorio Internazionale di Genetica e Biofisica, da cui è nato anche il CEINGE, un’esperienza extra-universitaria sopravvissuta a tutte le crisi”.