Diario ragionato della pandemia - Parte terza



Lockdown: “Inutili, insostenibili e dannosi”


Le voci della scienza che conta, lo dicono chiaramente: “Oltre 50 studi fanno a pezzi il lockdown”. Ma la loro eco è flebile sui media italiani, dove prevale piuttosto un gruppetto di “personaggetti” (per dirla alla Crozza) la cui reale “autorevolezza” è valutabile dai relativi curricula. E, comunque, è ben diversa da quella, per esempio, di Michael Levitt, premio Nobel per la Chimica 2013 le cui affermazioni combaciano con le critiche esposte finora, aggiungendo che: “… le curve di crescita della malattia non sono mai state veramente esponenziali…“ ; o con le dichiarazioni del professore Karl Friston presentato sulla rivista UnHerd  come “… uno statistico la cui esperienza è nella comprensione di processi biologici complessi e dinamici rappresentandoli in modelli matematici… nel campo delle neuroscienze, classificato dalla rivista Science come il più influente al mondo”. E Friston ha dichiarato: Il principale presupposto alla base delle chiusure globali, caratterizzato dalle famose previsioni dell’Imperial College – cioè, che se questa malattia non fosse stata controllata avrebbe ucciso circa l’1% delle persone infette con innumerevoli milioni di morti in tutto il mondo  – era sbagliato e di gran lunga fuori misura”. Per cui: “La più grande azione governativa coordinata nella Storia e la chiusura della maggior parte delle società al mondo – con conseguenze durature per generazioni – sarebbe basata su un dato scientifico difettoso”.  

E purtroppo“… anche il nostro paese ha avuto il dono di Ferguson di un modello per l’Italia trasmesso alle nostre autorità sanitarie alla fine di febbraio” – scrive Donato Greco nel citato articolo “La scarsa intelligence dell’Imperial e di altri modelli”  – “… Il modello prevedeva in Italia oltre mezzo milione di morti per Covid-19 se non si fosse preso alcun provvedimento e “soltanto” 283 mila decessi applicando, come è stato fatto, il più rigido lockdown. Lo stesso modello stimava, in presenza di quarantena, fino a 30mila decessi in una settimana di picco con altrettanti ricoveri in terapia intensiva. Di fatto siamo a circa un decimo delle stime dell’Imperial…”
Sia queste affermazioni di un anno fa che quelle più recenti, dunque, sembrano concordare nel definire i lockdown misure non solo illegittime, ma “… inefficaci, addirittura dannose e “il più grande fallimento di salute pubblica della storia…” come sottolinea un articolo di Atlanticoquotidiano che riporta anche la denuncia dei già citati Martin Kulldorff e Jay Bhattacharya, sulle “censure e le intimidazioni subite… e la diffamazione di cui è stata vittima l’epidemiologa dell’Università di Oxford Sunetra Gupta, e gli altri autorevoli scienziati che mettono in discussione l’efficacia dei lockdown… Oggi però…. sta entrando nel vivo un dibattito con cui le autorità politiche e sanitarie dovranno fare i conti anche in Italia…perché proprio il caso italiano, per la sua specificità, dovrebbe essere preso come “caso di studio”: record di chiusure secondo lo Stringency Index, il database di Nature (superato dal Regno Unito solo per due mesi); record di vittime per milione di abitanti tra i Paesi avanzati; record di perdita del PIL. Questi i risultati nel Paese in cui il lockdown è stato non l’estrema ratio delle politiche sanitarie pubbliche, ma la prima opzione”.

L’Italia, infatti, è stata la prima nazione al mondo ad applicarlo dopo la Cina. Tant’è che proprio questo fa sorgere un altro dubbio: vuoi vedere che questo “record” è stato ottenuto perché abbiamo messo la volpe a guardia del pollaio? Perché l’OMS, più che altrove, è fortemente rappresentata in Italia, dove il suo “numero due” siede proprio nel nostro CTS: Ranieri Guerra, indagato dalla Procura di Bergamo dopo lo scandalo delle mail sollevato da “Report” e da “Non è l’Arena” dalle quali sembrerebbero emergere sconcertanti commistioni e accordi fra OMS e Governo italiano. Una pentola forse ancora da scoperchiare, in cui lo studio del gruppo di Francesco Zambon dell’OMS di Venezia (fatto ritirare, pare, proprio da Guerra per nascondere il mancato aggiornamento del piano pandemico italiano) sembra solo la punta dell’iceberg. E rileggendo i passaggi più significativi (evidenziati nella sintesi della trascrizione della puntata di “Non è l’Arena” andata in onda il18 aprile 2021) sembra che Ranieri Guerra sia preoccupato più che del piano pandemico scaduto, del rischio di mettere in discussione le strategie adottate dal Governo italiano delle quali, come egli scrive in una mail, l’OMS è stata la consapevole foglia di fico”. Come mai? Forse perché una messa in discussione potrebbe determinare un cambio di rotta per correggere eventuali errori: come l’errore di negare le terapie precoci in grado di arrestare o mitigare i danni della pandemia. Un cambio di rotta che, però, rischierebbe di provocare un effetto valanga: cioè, una ricaduta sulle strategie di tutti i paesi che hanno adottato i lockdown seguendo il “buon esempio” dell’Italia certificato dall’OMS, come ha dichiarato con orgoglio, in diverse occasioni, il ministro Speranza sottolineando che noi italiani abbiamo fatto il lockdown e preso decisioni impopolari, ma siamo stati i più bravi, i migliori “tant’è che ce lo ha riconosciuto anche l’OMS!”
Insomma, alla luce di questi fatti, sarebbe importante accertare se l’Italia andando avanti per prima come una sorta di mosca cocchiera, non si sia tirata dietro il resto d’Europa e del mondo, grazie a quel gioco di specchi mediatico che ha  condizionato gran parte della pandemia sanitaria… Sarebbe importante accertarlo anche per capire perché Ranieri Guerra ci tenga tanto – in quelle mail – a rassicurare sulla propria presenza in qualità di “garante”,  al G20 in cui l’Italia avrà la presidenza. Ma garante di che cosa e a quale prezzo per l’Italia e per il suo patrimonio? Garante forse di una “nuova normalità” in Italia e in Europa, favorita dall’OMS, con la condiscendenza più o meno consapevole dei Governi e l’avallo di “esperti” e “organismi parascientifici” satelliti del pianeta OMS? Sta di fatto che – come denunciato dal filosofo Diego Fusaroè stato già deciso che Venezia, sede del G20, “da luglio diventerà “zona rossa” per evitare manifestazioni di protesta e assembramenti.. a riprova dell’utilizzo a fini politici di limitazioni sanitarie”. I dialoghi e le mail riportate nella trasmissione di Massimo Giletti  meritano, dunque, approfondimenti.
Come per esempio, la dichiarazione di Cristiana Salvi, responsabile comunicazione OMS Europa, laddove scrive a Zambon:Francesco il rapporto è dettagliato e ricco di contenuti. Penso che abbia un notevole potenziale, ma conoscendo il campo di azione vedo questo rapporto come una vera e propria bomba mediatica.” E qual è il campo di azione? “…Questo rapporto non era per l’Italia, era per gli altri Stati”, dichiara a un certo punto Zambon a “Non è l’arena” sottolineando: “… tra l’altro, si dice “rapporto Zambon” ma è un rapporto di 10 persone il cui autore principale, il professor Vandenberg ha scritto 4 rapporti mondiali sulla salute e ne sa di più della Salvi e anche di Guerra… questa è una storia troppo piena di sollecitazioni da Pechino direttamente... Penso si tratti di dinamiche di potere importanti… che riguardano il rapporto tra gli stati membri e l’OMS che, però, dovrebbe essere un’organizzazione indipendente… che serve per la salute di tutti. Quindi siamo tutti coinvolti, vorrei che questo fosse chiaro. Non è una cosa soltanto di Ranieri Guerra, mia, del ministro Speranza. Riguarda la salute globale. Di questo si occupa e si deve tornare ad occupare l’OMS”.
Perciò a questo punto, per elencare i fatti senza azzardare ipotesi, sembra evidente la necessità di trovare le risposte nelle sedi opportune. Considerando che il nodo da sciogliere sembra sempre quello delle cure negate senza mai entrare nel merito del divieto, come evidenziato dal “Diario” fin dall’inizio e dall’ordinanza del Consiglio di Stato di dicembre 2020: che – nel riaffermare la supremazia dei diritti costituzionali anche durante l’emergenza straordinaria – sottolinea le “incoerenze scientifiche” di AIFA, e indirettamente, dell’intera gestione dell’emergenza da parte del CTS”. Ammesso, infatti, che AIFA, CTS e Governo abbiano trascurato inizialmente per errore le terapie domiciliari, non si capisce perché non abbiano mai ritenuto di rivedere questa posizione rimarcano, appunto, i giudici:“… In una situazione… di grave emergenza epidemiologica, nella quale si susseguono studi, ricerche… e vengono aggiornati i dati su terapie, sperimentazioni, contagi e decessi è ben difficile negare, sul piano logico (…) la necessità di una rivalutazione… delle misure adottate dalle autorità…”
Insomma, sembra indispensabile sgombrare il campo da ogni dubbio. L’articolo 4 del Regolamento Europeo per esempio, indica le condizioni per autorizzare un farmaco o un vaccino che manca di “… dati clinici completi in merito alla sicurezza e all’efficacia”: tra queste condizioni c’è la mancanza di altre “cure soddisfacenti”. Ma se le cure per mitigare l’impatto del virus, invece, ci sono e vengono contrastate (come la “criminale soppressione dei dati sull’ivermectina costatata mezzo milione di vite”, denunciata da Pierre Kory) è arrivato il momento di ascoltare la comunità scientifica: allarmata da una vaccinazione di massa frettolosamente avviata, nonostante gli eventi avversi e le incognite sul futuro riportate negli studi dei maggiori esperti a livello mondiale (reperibili e in continuo aggiornamento nella sezione PROVE di questo “Diario”).
Un allarme, dunque, dovuto non ai vaccini in genere – conquiste innegabili della Medicina – ma a questi vaccini “genici” contro Covid che si vuole rendere obbligatori benché mai utilizzati prima nella Storia della Medicina e oggi sperimentati direttamente sull’uomo. Di qui le iniziative di contrasto a scelte politiche che sembrano non tenere conto di tali conseguenze. Come quella del
 Movimento Ippocrate nato in Italia e ramificatosi in tutto il mondo che – dopo un anno di esperienza nelle Terapie Precoci Personalizzate – ha avviato una raccolta firme su Change.org con la richiesta al Governo italiano di potere accedere a un vaccino tradizionale: “Un vaccino a virus inattivato come quelli sperimentati fin dall’infanzia, con una tradizione lunga e radicata e una metodologia utilizzata da anni che rappresentano, quindi, garanzie di sicurezza ed efficacia oltre che di compatibilità con la biologia dell’essere umano”.

Il Movimento IppograteOrg ha curato 60.000 pazienti – con zero decessi tra quelli trattati entro i primi 5 giorni da inizio sintomi – per cui definisce Covid “Una malattia che se curata per tempo NON porta MAI alla morte, e perciò richiederebbe decisioni politiche e sanitarie che consentissero ai cittadini di essere curati piuttosto che vaccinati. Per qualche ragione, invece, si è preferito la strada della chiusura dell’economia e della vaccinazione. Come Movimento Ippocrate rispettiamo ogni scelta. Ma proprio per questo vogliamo garantire a coloro che scelgono la vaccinazione, di poter accedere a vaccini NON sperimentali come quelli attualmente utilizzati in Italia…” Vaccini che: “in quanto regolamentati in regime di stato d’emergenza, sono farmaci sperimentali… che utilizzano biotecnologie di tipo genomico (mai utilizzate precedentemente per un vaccino) ancora in fase di sperimentazione…” la cui “interazione con l’equilibrio naturale del corpo umano – in particolare con la funzione immunoregolatoria e d’immunosorveglianza – non rende possibile garantirne la sicurezza a medio e lungo termine. In Cile, dove si è potuto scegliere tra vaccino genico sperimentale e vaccino tradizionale a virus inattivato, il 93% della popolazione vaccinata ha scelto quest’ultimo e solo il 7% ha scelto il vaccino genico. Il diritto di accesso alle cure e alla libertà di scelta va garantito: e per questo chiediamo alle Autorità competenti che vengano al più presto autorizzati e resi disponibili vaccini a virus inattivato”… e ai cittadini di firmare su Change.org per ottenere questo vaccino più sicuro e garantito nel medio e lungo termine”.