Diario ragionato della pandemia - Parte terza


Il Parlamento italiano ha ancora il potere di decidere?



A quanto pare le misure anti-covid, più che  decise dai singoli Stati, sono frutto di una strategia anti-covid promossa da diversi organismi, non solo europei, e coordinata dall’OMS. Per cui la linea sanitaria non è il risultato di un aperto confronto scientifico, ma una linea condivisa fra pochi che ha preso piede mediaticamente come in un gioco di specchi: “Che c’è di strano a farlo anche noi? Fanno così anche gli altri…”. Così ha risposto alle proteste dei cittadini per i campi covid il presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble (partito CDU della Merkel) senza entrare nel merito, al quotidiano Tagesspiegel di Berlino: “Uno sguardo all’estero mostra che tutti i paesi vi hanno fatto ricorso…”

Perciò un dibattito parlamentare appare indispensabile: a maggior ragione collegando queste iniziative e il prolungamento dello Stato di emergenza, alla negazione delle cure precoci, sostenendo che “la loro efficacia non è sufficientemente dimostrata”. Una motivazione priva di validità logica oltre che scientifica: “irragionevole” come sentenziato dal Consiglio di Stato nell’ordinanza del 11 dicembre. Anche perché per accertare l’efficacia delle cure per il Covid – e perfino di vitamine e integratori (sic!) – si pretende il ricorso ad una metodologia scientificamente insostenibile durante un’epidemia: quella degli studi “randomizzati” che richiedono anni. Il saggio dell’avvocato Valentina Piraino e della professoressa Barbara Osimani  ne spiegano bene i motivi. Ma per spiegare con un esempio l’assurdità di tale approccio: è come se un passeggero cadesse in mare da un barcone in avaria e – in attesa dei mezzi di soccorso che portino tutti in salvo – qualcuno suggerisse di gettargli una corda o un salvagente disponibili nella stiva, per consentirgli nel frattempo di rimanere a galla. Il ricorso a questi mezzi di salvataggio scatena, però, un’accesa discussione tra chi dice che potrebbero rivelarsi insufficienti o inefficaci perché il naufrago potrebbe non riuscire ad aggrapparsi. Per cui, alla fine si decide a maggioranza: “in attesa dei soccorsi, resterà in acqua senza nessun ausilio perché la loro utilità non è accertata”. Così appare la “vigile attesa + tachipirina” suggerita ai medici dall’AIFA per affrontare i casi lievi di Covid 19: rimanere a guardare a distanza, in attesa, fino a quando il paziente si aggrava con il rischio che all’arrivo dei soccorsi, il paziente sia già annegato. Anche perché l’aggiunta di tachipirina all’attesa, non è un aiuto, ma un ulteriore peso ai piedi di chi tenta di rimanere a galla: come dimostra una vasta bibliografia, infatti, la tachipirina contribuisce a consumare il “glutatione” fondamentale per combattere il Covid. Tant’è che uno di tanti studi sul tema si pone addirittura l’interrogativo: Potrebbe l’esaurimento del glutatione essere il cavallo di Troia della mortalità da COVID-19?

Ciononostante, la linea “tachipirina + vigile attesa” viene ribadita nelle linee Guida del Ministero della Salute proprio il 26 aprile 2021: giorno successivo alla ricorrenza della “Liberazione” che rischia di passare alla Storia come il giorno della “libertà perduta”. Perché il 26 – insieme alla zona gialla con la relativa sensazione di libertà che spinge la gente a non pensare ad altro – è entrato in vigore anche il nuovo decreto sulle limitazioni delle libertà personali: dove il vaccino sembra l’unica “cura” ufficialmente valida per “certificare” il diritto al poco di libertà rimasta. La “libertà vigilata”.    
Questa almeno è la sensazione derivante dai recenti provvedimenti del governo analizzati dall’articolo sul blog dei GRU DL Covid. Superamento dell’ordine democratico?da leggere integralmente, perchè solleva molte perplessità. Per esempio: che il malato – anzi il sano – sia  discriminato con l’equiparazione tra stato di “positivo” e stato di “negativo”, visto che il cittadino sembra libero di circolare solo se in grado di dimostrare il proprio stato di salute. Si chiede allora l’autrice dell’articolo: “Il corpo sano non potrebbe diventare così, automaticamente e ideologicamente, oggetto di reato? Il corpo sano, non certificato da tamponi o green pass, potrebbe diventare fuori legge, con pericolose premesse ideologiche a futura legislazione? Tutti i diritti di libera circolazione, infatti, sembrano sospesi, trasformando il cittadino in straniero nella propria terra, con le Regioni sostituite da “micro-aree” sanitarie di diverso colore che, di fatto, sbriciolando i confini regionali, paiono creare le premesse per lo sbriciolamento e la ridefinizione geografica anche dello Stato Italiano”. Uno Stato a rischio di essere fagocitato – insieme alla sua arte, storia e cultura – da un unico, sovrano Stato Europeo: anche questa una tesi che – supportata da un’ampia documentazione storiografica e da quanto sta accadendo in Italia a livello economico – meriterebbe un dibattito aperto.
 
Quanto ai permessi del certificato verde si legge che hanno validità semestrale:Ma il cittadino non perderebbe, così, ogni autorità sul proprio corpo, con decadimento del principio dell’Habeas Corpus su cui si fondò il Diritto moderno inglese e che portò al definitivo superamento e abolizione della schiavitù in Europa? – si legge più avanti – In Italia il diritto alla libertà personale fu inizialmente sancito dall’art.35 della Costituzione del Regno di Sicilia del 1812 e dall’articolo 26 dello Statuto Albertino del 1848; fu ripreso dagli articoli 13, 24 e 25 della Costituzione del 1948” (con particolare incisività nel 2° comma dell’articolo 32 sull’”habeas corpus rispetto ai trattamenti sanitari” ndr), dopo che era stato abolito durante il Fascismo… Inoltre, il permesso di spostamento fra micro-aree di colore diverso è legato al tampone che attesta la negatività al virus, ma vale solo 48 ore e dipende dai costi e dai tempi di realizzazione. Questo non limiterebbe pesantemente o escluderebbe, di fatto, la circolazione persino ai negativi come sembra emergere da alcuni stralci del Decreto?” A quanto pare, insomma, chi crede di vaccinarsi per essere più libero di muoversi, non lo è: perché l’introduzione dei vaccini come prevista in questo decreto, sembra renderlo schiavo delle vaccinazioni sia esso sano, ammalato, contagioso, positivo o negativo. Perciò sorge il dubbio che i parlamentari italiani fossero alquanto distratti quando hanno avallato queste misure o poco consapevoli di quello che potrebbero comportare: perché esse rischiano di rappresentare la base per superare il regime democratico e per raggiungere la paventata “nuova normalità” già da tempo e in varie maniere teorizzata.

Ecco perché agli interrogativi che i giornalisti hanno il dovere di sollevare, altri hanno l’obbligo di rispondere nelle aule parlamentari e giudiziarie: ammesso, però, che abbiano ancora il potere di farlo. Perché se l’ordinanza del Consiglio di Stato o l’approvazione del protocollo per le cure precoci al Senato, non trovano riscontro nella pratica clinica, forse la sovranità popolare, e di quelli che la rappresentano, è già stata ridotta in briciole: ma da chi? Dai pezzi del puzzle messi insieme finora, sembra che la maggioranza degli Stati (in particolare dell’Europa e dei Paesi NATO) abbia fatto le stesse scelte, con la stessa tempistica e le stesse fasi, soprattutto con l’approvazione dell’OMS e dei suoi referenti “scientifici” e farmaceutici. Non solo: l’epidemia ha colto di sorpresa il popolo italiano, ma la “strategia di cura” sembra pianificata fin dall’inizio. Forse per “far digerire” provvedimenti impopolari, somministrati come pillole, poco alla volta? In effetti, sembra difficile pensare che gli italiani avrebbero accettato di rimanere chiusi in casa due mesi se Conte e Speranza avessero confessato che lockdown e restrizioni sarebbero durati anni (se non per sempre) fino a determinare una diversa “normalità”: il tutto sulla base di documenti secretati, ipotesi non supportate scientificamente e scelte politiche più o meno condizionate. Inoltre il documento dell’Imperial College specifica: “non prendiamo in considerazione le implicazioni etiche o economiche… che potrebbero esse stesse avere un impatto significativo sulla salute e sul benessere a breve e lungo termine”. Ma qualcuno ha fatto il bilancio costi/benefici per gli italiani? E su quali parametri?

Ebbene, se l’OMS sta condizionando buona parte della linea sanitaria del mondo – al di là delle finalità per cui tutto questo è fatto e che esulano per ora da questa inchiesta giornalistica –  i fatti accaduti suggerirebbero di accertare subito quante vittime abbia lasciato a terra l’adozione di questa strategia, prima di continuare. Anche perché la guerra non è finita. Anzi è solo all’inizio e sembra giustificare manifestazioni come quella di domenica 8 maggio promossa dall’avvocato Erich Grimaldi per conto del gruppo dei Medici in Prima Linea che ha gremito piazza del Popolo di gente che chiedeva cure domiciliari, ma di cui i media hanno riportato poco o niente: e questo è grave.
Perché il virus c’è: e questo il “Diario” non lo ha mai negato. E può fare molto, molto male: e anche questo il “Diario” non lo ha mai negato. Ma è anche un virus che si può curare prima che si aggravi e diventi letale, come il “Diario” ha denunciato fin da marzo 2020. Per cui oggi continuare a negare quest’evidenza scartando la possibilità di mitigarne l’impatto per puntare solo sui vaccini, sulle restrizioni, sullo Stato di emergenza, sulla limitazione delle libertà personali, ha un’unica conseguenza: aggravare gli effetti negativi della pandemia sulla vita dei cittadini.