Diario ragionato della pandemia - Parte terza


Una coincidenza calzante come una chiave nella toppa

I “G.R.U.” o “Gruppi di Resistenza Umana” sono nati nel 2020 – su impulso di Alberto Contri (già Presidente nel 1999 di Pubblicità Progresso che ha trasformato nel 2005 in Fondazione per la Comunicazione Sociale) e Salvatore Veca importante filosofo contemporaneo – per tentare di arginare, attraverso un movimento di opinione, un pericoloso pensiero unico: come spiega il loro Manifesto che impegna chi aderisce a una riflessione su temi e diritti della cultura e della società. Nel Blog dei G.R.U. è comparso – ad opera di Eugenia Massari, animatrice e curatrice del sito – un articolo molto documentato dal titolo Imperial College Report. ERA TUTTO DECISO FIN DALL’INIZIO?”. Si tratta di un’analisi del Report dell’Imperial College di Londra sulla base del quale è stata decisa la strategia dei lockdow con l’obiettivo di ”sopprimere” il virus: un Report che già allora fu giudicato inadeguato perché suggeriva una strategia sbagliata e disastrosa; un Report che oggi fa dire all’American Institute for Economic Research: “Il fallimento del modello dell’Imperial College è molto peggio di quanto immaginassimo”; un modello che – analizzato sul blog dei GRU – fa sorgere il dubbio che quanto accaduto da marzo 2020 non sia stato casuale, ma già deciso fin dall’inizio. Un dubbio che andrebbe affrontato nelle sedi idonee: aule parlamentari e giudiziarie.

Il titolo del lavoro inglese è “Impatto delle misure non farmaceutiche volte a ridurre mortalità e pressione sul Sistema sanitario del Covid 19 E premette subito che non affronterà gli aspetti “farmaceutici” – compito dei medici –  ma solo la questione di quali misure AGGIUNTIVE avrebbero potuto prendere i Governi per “ridurre la mortalità e la pressione sugli ospedali”.” Così esordisce l’analisi dei G.R.U. che sottolinea come questo studio sia stato reso noto – si badi bene – PRIMA che l’adesione dei Paesi NATO al modello lockdown fosse totale e pressoché identica ovunque; e MENTRE Stati Uniti e  Regno Unitoancora tentennavano se aderire alla formula del lockdow.
In particolare: “L’Inghilterra aveva scelto un intervento mirato a proteggere le categorie a rischio per ottenere l’immunità di gregge attraverso la circolazione del virus. Ma le dichiarazioni in merito di Sir Patrick Vallance e del premier Boris Johnson furono attaccate dalla stampa”. Forse per le parole poco felici utilizzate, riprese in modo scandalizzato in Italia dove titolava la Repubblica: Coronavirus, Londra shock: contagiare il 60% dei britannici per sviluppare l’immunità. Johnson: “Moriranno molti cari”.

Così, anche per l’impatto mediatico negativo di tale ipotesi, Inghilterra e America cedono e optano per misure più restrittive. Ma non solo questo fece cambiare idea ai due Governi: “La nuova strategia si è imposta a seguito della pubblicazione di un Report commissionato dal Governo inglese al team dell’Imperial College di Londra, che ha modellato diverse strategie e opzioni, con focus specifico su Inghilterra e America”. Un modello di intervento illustrato in un articolo del Financial Times  basato su un modello matematico, proposto e diffuso in gran parte del mondo, che l’Italia adottò per prima dando il “buon esempio”. Il report è riportato anche in lingua originale dai “G.R.U.” per evitare che la traduzione possa inquinarne il significato come già accaduto in Italia e altrove. All’epoca, infatti, la notizia è circolata male: parziale, senza una traduzione integrale, con interpretazioni fuorvianti e incongruenti soprattutto negli ambienti della politica dove sono state prese le decisioni conseguenti.  

Dal documento scaricato in originale dagli archivi digitali dell’Imperial College”, invece, emerge chiaramente ciò che contiene. Il Report propone tre “modelli predittivi” o scenari “sull’andamento della pandemia in Inghilterra e America sulla base di “tre possibili modelli di intervento”. Il che significa che, in base alle decisioni della politica, il Report ipotizza le conseguenze. Attenzione però: qua non siamo nel campo della matematica dove 2+2=4.  Qua siamo nel campo dei modelli matematici: per cui non tutti i modelli sono uguali. E il metodo (o modello) scelto condiziona il risultato, così come lo condiziona la scelta dei dati e delle variabili considerate: e da dove provengono tali dati? “Lo studio parte da dati provenienti prevalentemente da Italia e Spagna dall’inizio dell’epidemia fino a marzo 2020”. Cioè, su quelli che “al momento erano gli unici dati reperibili in quanto i due paesi all’epoca più colpiti”….
Dati, dunque, “estrapolati dal contesto sanitario italiano e spagnolo, poi applicati alla situazione demografica e ai sistemi sanitari dell’Inghilterra”. Sulla base di questi pochi dati, dunque, provenienti dal contesto mediterraneo ed elaborati nel contesto inglese e americano “lo studio propone tre “modelli predittivi” o scenari “sull’andamento della pandemia in Inghilterra e America sulla base di tre possibili modelli di intervento”, o ipotesi di comportamento da parte del Governo inglese e americano, con i relativi risultati:

*No-action, nessun intervento. Cioè la pandemia non sarebbe stata affrontata in nessun modo particolare da parte dei Governi
*Mitigation o “mitigazione degli effetti” con interventi volti a tutelare le fasce esposte alle forme più gravi per raggiungere un’immunità di gregge attraverso la circolazione “mitigata” del virus.
* Suppression, o soppressione della circolazione del virus contrastandone la circolazione e impedendone il passaggio tra individui fino ad eliminarlo totalmente.

Per ciascun modello il “report mostra le stime sul numero di vittime, sulla pressione esercitata sul sistema sanitario e sull’andamento della curva pandemica”. Ma c’è un aspetto del documento, che i Governi NON potevano IGNORARE: se si sceglie la strategia della “soppressione” del virus con misure restrittive, isolamento sociale e lockdown, bisogna mantenerle per un lunghissimo periodo, al punto che il rimedio può rivelarsi peggiore del danno. Anche perché il contesto e il momento in cui tali misure dovrebbero essere calate, è completamente diverso dal contesto totalitario e dalla situazione di un focolaio ristretto a Whuan, in cui la Cina lo aveva applicato.In questo documento di marzo 2020, dunque, è già presente il modello di aperture-chiusure, da modulare per anni in base al monitoraggio continuo dei dati:

  • “È necessaria una combinazione di isolamento dei casi, allontanamento sociale dell’intera popolazione e quarantena familiare, chiusura di scuole e università (Figura 3, Tabella 4). Si presume che le misure siano in atto per una durata di 5 mesi “ (Pag. 9 )
  • “Il pannello di tabella 4 mostra che il distanziamento sociale (più la chiusura di scuole e università, se utilizzata) deve essere in vigore per la maggior parte dei 2 anni della simulazione, ma la proporzione di tempo in cui tali misure sono in vigore può ridursi per interventi più efficaci e valori inferiori di R0” (Pag. 11)
  • “Per evitare un ri-aumento della trasmissione, queste politiche dovranno essere mantenute fino a quando non saranno disponibili grandi scorte di vaccino per immunizzare la popolazione – che potrebbero essere 18 mesi o più… Tuttavia, stimiamo che per una politica nazionale GB, il distanziamento sociale dovrebbe essere in vigore per almeno 2/3 del tempo”. (Pag.15) 
  • “Tuttavia, vi sono incertezze molto ampie sulla trasmissione di questo virus, sulla probabile efficacia delle diverse politiche e sulla misura in cui la popolazione adotti spontaneamente comportamenti di riduzione del rischio. Ciò significa che è difficile essere definitivi sulla probabile durata iniziale delle misure che saranno richieste… Le decisioni future su quando e per quanto tempo allentare le politiche dovranno essere informate da una sorveglianza continua… tracciamento dei contatti e misure di quarantena simili alle strategie impiegate oggi in Corea del Sud. La tecnologia, come le app per telefoni cellulari che tracciano le interazioni di un individuo con altre persone nella società, potrebbero consentire a tale politica di essere più efficace e scalabile se i problemi di privacy associati possono essere superati”. (Pag.15)

Il Report, avverte di non avere considerato i danni a lungo termine provenienti dalla scelta della strategia, nè di  avere messo sul piatto della bilancia COSTI e BENEFICI, perchè questa decisione sarebbe spettata ai governi:

  • Non prendiamo in considerazione le implicazioni etiche o economiche delle due strategie qui proposte… in entrambi i casi si tratta di decisioni politiche non facili da prendere. La suppression, sebbene abbia avuto successo fino ad oggi in Cina e Corea del Sud, comporta costi sociali ed economici enormi che potrebbero essi stessi avere un impatto significativo sulla salute e sul benessere a breve e lungo termine” (Pag.4)


Come sottolinea il blog dei “G.R.U.”, nello studio pare non manchino contraddizioni, ambiguità e soprattutto aspetti fuori luogo in un contesto scientifico.
Per esempio, nonostante gli autori abbiano premesso che lo studio non affronta gli aspetti farmaceutici, il ricorso ai vaccini viene dato per scontato e diventa “condicio sine qua non” per la durata delle restrizioni miranti alla soppressione del virus: “… queste politiche dovranno essere mantenute fino a quando non saranno disponibili grandi scorte di vaccino… epotrebbero essere 18 mesi o più.”
C
ontraddicendosi, quindi, con la premessa, non solo affronta un aspetto farmaceutico – il vaccino è un farmaco – ma non essendo un tema di sua competenza, lo fa in maniera impropria, generica dal punto di vista scientifico e clinico: perché non accenna a varianti, né a interazioni dei vaccini con la mutabilità del virus, né alla combinazione con altre possibilità di cura. Sulle campagne vaccinali lo studio avverte solo:
 Maggiore è il successo di una strategia nella soppressione temporanea, maggiore è la previsione dell’epidemia successiva in assenza di vaccinazione, a causa del minore accumulo di immunità di gregge”.
In altre parole il Report sembra mettere in guardia dal fatto che la vaccinazione di massa durante un’epidemia non contribuisce a raggiungere l’immunità di gregge naturale, anzi la ostacola. Perché una volta messi in circolo i vaccini, le varianti tendono ad essere più aggressive e sarà più difficile bloccare questo circolo che in pratica sembra mirare a sostituire l’immunità naturale con quella artificiale: una sorta di tentativo di cambiare una legge di natura, creando una dipendenza dai vaccini che non si sa quanto possa rivelarsi efficace. L’OMS, infatti, ha di recente stabilito che l’immunità di gregge non si raggiungerà più in maniera naturale, ma solo con i vaccini. Il che per dirla con una metafora, è come dire: da oggi non ci si abbronza più con il sole ma soltanto con lampade artificiali. Una tesi che ha allarmato centinaia di scienziati nel mondo, perché la sua validità non è stata adeguatamente dimostrata da un punto di vista scientifico. Secondo molti di questi, infatti, il ricorso ai vaccini tende a sostituire l’immunità aspecifica tipica del sistema immunitario umano (che difende l’organismo in maniera generale da ogni tipo di attacco: batterico, virale, cancerogeno, ecc.) con un’immunità specifica rivolta di volta in volta verso una singola malattia, contrastabile però solo con lo specifico, relativo vaccino. Una volta scelti i vaccini come unica soluzione, insomma, il loro uso impedirebbe il raggiungimento dell’immunità di gregge naturale, prolungando la durata della pandemia e rischiando di creare nuove pandemie per la maggiore resistenza assunta dal virus, la cui garanzia di funzionamento è legata alla maggiore copertura vaccinale possibile e ripetuta. Tutti aspetti qui solo accennati non con la presunzione di dare una risposta ma, al contrario, per sollecitare un dibattito aperto della comunità scientifica “accreditata”: intendendo con questo termine, regole e requisiti dei curricula universalmente riconosciuti come tali per definire la qualifica di “esperto”, fra i quali l’assenza di conflitti di interesse.

Requisiti come quelli indispensabili, per esempio, per raggiungere l’apice della competenza assegnato al Nobel per la Medicina Luc Montaigner che ha spiegato in un’intervista perché fosse contrario alla vaccinazione di massa anti Covid senza l’acquisizione di dati più precisi, incoraggiata dall’OMS e dal suo massimo sostenitore e finanziatore: “Bill Gates è sicuramente un filantropo in buona fede, ma nel sostenere questa tesi, a mio avviso è stato mal consigliato”. Che effetto ha avuto questa sua dichiarazione? L’intervista a Montagnier è scomparsa da tutti i profili Facebook dove era stata condivisa: il che è stato solo il culmine di un crescendo mediatico in cui Montaigner è stato sbeffeggiato fino a rendere poco credibili e inoffensive le sue dichiarazioni. E la stessa fine hanno fatto quelli che – come riportato nella prima parte del “Diario”- indicavano nel plasma iperimmune, il “vaccino naturale” da utilizzare proprio durante le pandemie. Così i vaccini oggi in commercio, in un’escalation mediatica, sono diventati l’unica soluzione: benchè abbiano ricevuto solo il “placet provvisorio” per la diffusione “sperimentale” da organismi burocratico-sanitari quali OMS, EMA, AIFA, ISS, Ministero della Salute ecc.; benchè il mondo scientifico chieda maggiori certezze su efficacia ed eventi avversi dei vaccini, e sui rischi segnalati sia a breve che a lungo termine; e benchè anche parlamentari – come il senatore Ciampolillo M5S – chiamati a decidere sull’obbligo vaccinale abbiano sollevato “questioni pregiudiziali” dovute alla impossibilità di prendere decisioni che incidono profondamente sulla salute e sul futuro dei cittadini senza sufficienti dati medico/scientifici” a disposizione.

Tornando al documento di Ferguson: colpisce come la tipologia, la natura e la durata dei lockdown coincidano con quelli adottati su scala mondiale, come una chiave nella toppa. Ma se i governi sapevano fin da marzo 2020 che scegliere le misure della “suppression” e dei lockdown equivaleva a trascinare la situazione per anni, perché hanno fatto questa scelta? Hanno valutato altri tesi scientifiche oltre a questo documento giudicato poco affidabile? Perché anche su questo si sofferma l’analisi dei “G.R.U.” sottolineando che il Report dell’Imperial College è firmato da un team di studiosi con a capo Neil Ferguson, poi costretto a dimettersi come consulente del Governo inglese perché travolto da uno scandalo: proprio lui che aveva proposto al mondo una misura come il lockdown, fu scoperto a trasgredirlo per andare a trovare l’amante. Il che dà la misura di quanta credibilità desse alle sue stesse idee, e del senso di impunità tipico di chi propone misure contando sul fatto di esserne dispensato per la carica ricoperta…

Ma il nome di Ferguson suscita diffidenza nell’ambiente scientifico soprattutto perché già in passato ha previsto milioni di morti laddove, per fortuna, ce ne sono stati molti di meno. Lo sottolineava, per esempio, già a maggio 2020 Donato Greco – che oggi siede nel CTS su scelta di Draghi – nell’articolo dal titolo “La scarsa intelligence dell’Imperial e di altri modelli” in cui smantellava le previsioni sui morti per Covid, accostandovi altre previsioni di Ferguson rivelatesi sballate: “… Certo il track record dei modelli di Ferguson negli ultimi dieci anni non gli fa onore. A partire dai 150mila morti previsti per la malattia del piede e della bocca dei bovini (Foot and Mounth Disease) ai 200 realmente avvenuti nel 2002 in Inghilterra. Nello stesso anno, nello stesso paese, Ferguson aveva allertato il governo sull’arrivo di 50mila decessi per Mucca pazza (BSE), a fronte dei 177 avvenuti realmente. Non migliori le previsioni per l’epidemia di influenza aviaria del 2005, ove i modelli Imperial prevedevano fino a 150mila morti nel solo Regno Unito a fronte di 282 registrati nel mondo. Non dissimile la pandemia di influenza suina del 2009: nell’agosto di quell’anno la ministra della salute inglese annunciò la mobilitazione dell’esercito inglese per la preparazione di fosse comuni capaci di ospitare i 65 mila cadaveri: i morti veri furono 457”.
Questo per dire che le previsioni di Ferguson andavano prese con cautela da chi doveva applicarle: o almeno in un “confronto fra pari” e con altri modelli matematici. Solo il mondo della politica le accoglie favorevolmente, grazie all’OMS e alla sua rete di “scienziati” che sembrano caldeggiarle.Come mai?Come evidenziano i G.R.U. l‘OMS,  Organizzazione para-scientifica più potente di uno Stato, ha contribuito alla stesura del Report insieme all’Imperial College, “al Collaborating Centre for Infecious Disease Modelling, l’MRC Centre for Global Infecious Disease Analysis, e l’Abdul Latif Jameel Institute for Disease and Emergency Analytics con sede negli Emirati Arabi”. Ma l’OMS ha tenuto conto delle perplessità con cui è stato accolto da subito il Report di Ferguson nel mondo scientifico, prima di adottare la strategia dei lockdown? Ecco il commento finale  apparso su un sito specialistico, sorta di biblioteca on line , dove fu riportato all’epoca: “Lo studio ha alcuni limiti. E’ molto influenzato dai due paesi che avevano osservato più decessi al 30 marzo (Italia e Spagna) e i parametri usati nel modello statistico sono in parte poco solidi: avere dei dati di letalità più affidabili migliorerebbe molto l’affidabilità delle stime. Inoltre, gli interventi osservati sono stati troppo ravvicinati per distinguerne con chiarezza i singoli effetti.”

Solo la Svezia – unica in Europa – si è rifiutata di applicare il lockdown e la “suppression” mirante a sopprimere il virus, preferendo la strategia “mitigation”: mirante a mitigarne gli effetti per arrivare a raggiungere l’immunità di gregge naturale e convivere, appunto, con il virus come sta facendo. Ma pochi sanno perché la Svezia ha scelto questa linea spiegata, invece, in un video dal professor Johan Giesecke ad aprile 2020, presentato in Italia, sulla propria pagina Facebook dal noto fotoreporter Giorgio Bianchi che lo introduce così: “Come ho detto più volte, non è complicato far uscire il genio dalla lampada, il problema semmai è farlo ritornare dentro. Il professor Johan Giesecke è uno dei maggiori epidemiologi del mondo. È consulente del governo svedese (ha assunto Anders Tegnell che attualmente dirige la strategia svedese), è il primo capo scienziato del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e un consigliere del direttore generale dell’OMS. Il professor Giesecke ha scritto un libro di testo sull’epidemiologia delle malattie infettive e ora insegna su questo argomento come professore emerito alla Karolinska Institute Medical University di Stoccolma. Ecco Giesecke esporre, con schiettezza tipicamente svedese, ciò che pensa”.
Professore Johan Giesecke: “Il governo svedese ha deciso all’inizio di gennaio che i provvedimenti che avrebbe adottato contro la pandemia sarebbero dovuti essere basati su prove. Quando iniziammo a guardare le misure che venivano prese dai diversi paesi, scoprimmo che pochissime di queste si fondavano su uno straccio di evidenza…Le chiusure delle frontiere, le chiusure scolastiche, il distanziamento sociale: non c’è alcuna scienza dietro la maggior parte di questi provvedimenti.
“Il documento [dell’Imperial College] non è mai stato pubblicato scientificamente. Non è stato sottoposto a peer review (confronto tra pari ndr) come un documento scientifico dovrebbe essere. È solo un rapporto dipartimentale interno per l’Imperial. Ma non credo che nessun altro sforzo scientifico abbia fatto una simile impressione sul mondo, come quella carta piuttosto discutibile”.
“Quando ho sentito per la prima volta le diverse misure draconiane che erano state prese, mi sono chiesto ‘come faranno a tornare indietro? Quale sarebbe il criterio per riaprire le scuole? Qualcuno dei politici forti e molto decisivi in Europa, ha pensato a come uscirne quando le avranno introdotte?… Penso che quello che stiamo vedendo sia uno tsunami che sta investendo l’Europa, riguardante una malattia di solito piuttosto lieve…La maggior parte delle persone che lo prenderanno [il virus] non si accorgeranno nemmeno di essere state infettate. Di cosa ho più paura? Sono le tendenze dittatoriali nell’Europa orientale: Orbán è ora il dittatore dell’Ungheria per sempre. Non c’è una data di scadenza. Penso che lo stesso stia accadendo in altri paesi. Potrebbe succedere anche in democrazie più affermate. Penso che le conseguenze possano essere enormi”.  E poi Giorgio Bianchi sintetizza i principali concetti espressi nel video, tra cui: “La politica corretta è proteggere solo i deboli e ciò porterà all’immunità di gregge; tali modelli sono comunque una base dubbia per le politiche pubbliche; l’appiattimento della curva è dovuto alla morte dei più vulnerabili piuttosto che al blocco; Covid-19 è una “malattia lieve” e simile all’influenza, ed è stata la novità della malattia a spaventare le persone”.

Analoghe perplessità vengono espresse in un lungo studio riportato da Sanjeev Sabhlok sul  “Times of India che parte dalle seguente Premessa : “Il nostro gruppo ha riunito un team per controllare i modelli di pandemia che vengono utilizzati per informare la politica pubblica. I membri del team hanno un background matematico e di programmazione, che consente loro di esaminare se le ipotesi di questi modelli sono valide. Il nostro team ha fornito input a Tim Colbourn dell’University College di Londra… nel frattempo, Nirmesh Mehta del nostro team ha fatto alcune osservazioni sul modello dell’Imperial College… per informare il dibattito pubblico”.
Passa poi all’Introduzione: Il documento del 16 marzo 2020 dell’Imperial College… è stato uno dei documenti più influenti nel plasmare le risposte politiche alla pandemia di Covid-19. La maggior parte dei paesi ha risposto nello stesso modo, anche se la Svezia è stata un valore anomalo di alto profilo, guidata dai suoi esperti, Johan Giesecke e Anders Tegnell.… La progressione della malattia in Svezia non è stata particolarmente diversa da quella di altri paesi…. ed è stata in grado di moderare l’aumento dei decessi a Stoccolma dopo uno scatto iniziale di decessi nelle case di cura per anziani…il rischio di mortalità e di sovraccarico dell’assistenza sanitaria, proviene da cluster ad alto rischio su quali ora disponiamo di maggiori informazioni e possiamo pianificare meglio”.
Quanto alle Questioni metodologiche: “Il documento dell’Imperial College non è stato sottoposto a peer review, ossia a revisione e confronto tra pari. Dato che le sue raccomandazioni contrastavano con la politica allora prevalente nel Regno Unito, un limite molto basso è stato fissato sulla sua accettazione. Invece, situazioni di emergenza come questa pandemia dovrebbero richiedere un livello di controllo molto più elevato e non inferiore, poiché le risposte politiche sulla base di tali documenti possono avere enormi impatti finanziari e sanitari. Inoltre… è emersa una questione riguardante il processo politico democratico … Ciò suggerisce la necessità per le democrazie di rafforzare la loro capacità di pensiero critico creando un’istituzione “Black Hat” indipendente il cui scopo sarebbe mettere in discussione qualsiasi fondamento tecnico (matematico) delle decisioni del governo”.
Circa i problemi di interpretazione: “L’articolo dell’Imperial College è un’analisi unilaterale. Guarda i vantaggi di un lockdown senza entrare nei costi”. Cioè non analizza il rapporto costo/benefici. Come spiega il prof. Sabhlok, tutti siamo disposti ad accettare i tanti morti per incidenti stradali pur di raggiungere le nostre destinazioni più velocemente o i morti per l’influenza, perché seguiamo implicitamente (o esplicitamente) un’analisi costi-benefici: cioè, “esaminiamo gli attuali modelli di comportamento, le aspettative ed esaminiamo i compromessi”. Tutto questo sembra non essere accaduto per i morti della pandemia. Analizzando, per esempio, gli alti tassi di mortalità degli anziani, “non si è tenuto conto di altre e precedenti malattie di cui erano affetti per cui buona parte di loro sarebbe potuta comunque morire entro pochi mesi anche senza questa pandemia, come è accaduto in alcune case di cura”…Ora sappiamo che questo virus si comporta in qualche modo come l’influenza…” Dunque: “… Neil Ferguson e il suo team avrebbero dovuto prestare maggiore attenzione a questi consolidati insegnamenti scientifici pre-2020 che si applicano a pandemie simil-influenzali come questa. Perciò sulla base delle informazioni a disposizione, riteniamo che gli epidemiologi in Svezia abbiano applicato l’approccio scientifico più solido e giustificabile.”

Le critiche del mondo scientifico al modello di Ferguson e a coloro che per fini diversi lo hanno sostenuto, non sono mancate nella stessa Inghilterra, dove gli epidemiologi di Oxford dissero chiaramente “La strategia della “soppressione” (del virus) non è praticabile”. Posizione riportata sul The Post il 18 luglio 2020 in un articolo e in un video in cui Freddie Sayers fa una discussione ad ampio raggio con i Professori Carl Heneghan e Tom Jefferson del Center for Evidence Based Medicine. Eccone il riassunto diviso per argomenti:
Sulle mascherine, dice Tom Jefferson: “A parte le persone che sono esposte in prima linea, non ci sono prove che le mascherine facciano la differenza”.
Sul ciclo di vita della pandemia, dice Carl Heneghan: “Una delle chiavi dell’infezione è guardare chi è stato infettato per valutare la differenza tra la teoria della pandemia e la teoria stagionale. In una pandemia ti aspetteresti di vedere i giovani colpiti in modo sproporzionato, ma nel Regno Unito abbiamo avuto solo sei morti di bambini… L’alto numero di morti tra gli over 75 si accorda con la teoria stagionale”.
E sempre sulla stagionalità Covid: “La stabilità del virus è molto minore quando la temperatura sale, ma l’umidità sembra essere particolarmente importante. Più bassa è l’umidità, più stabile è il virus nell’atmosfera e sulle superfici … Ora è inverno nell’emisfero meridionale, motivo per cui luoghi come l’Australia stanno improvvisamente avendo focolai”.
Sul confinamento Carl Heneghan nota: “Molte persone hanno detto che avremmo dovuto bloccare prima, ma il 50% delle case di cura ha sviluppato focolai durante il lockdown…” quindi sarebbero più valide le strategie di mitigazione che mantengono la società funzionante, ma al riparo i più vulnerabili ”.
Sulla risposta sanitaria degli Stati al virus, sostiene Tom Jefferson: “Sono sopravvissuto a quattro pandemie e per le altre tre non mi ero nemmeno reso conto che stavano succedendo. Anche in passato le persone sono morte, ma il tessuto della società non è stato eroso come questa volta …” Quindi, sulla strategia di soppressione o eliminazione totale del virus, conclude Heneghan: “… Questo virus ormai è là fuori e non riesco a vedere una strategia che renda la soppressione l’opzione praticabile. La strategia migliore ormai è imparare a convivere con questo virus”.
Ma alla fine Carl Heneghan tocca il tema più inquietante, quello della “pandemia mediatica”. Ecco la risposta: “La ricerca del sensazionalismo spinge le persone a fare clic e leggere le informazioni. Quindi è un grande cerchio che si auto-alimenta: perchè se mettiamo in evidenza lo scenario peggiore, più gente andrà a cercare le notizie e più l’audience aumenta. Perciò il primo rimedio è convincere la gente a smetterla di fare clic alla ricerca di roba sensazionale”

Le critiche al modello dell’Imperial College, dunque, non sembrano mancate: sia nel primo semestre del 2020 che nel 2021. E oggi appaiono suffragate da nuove analisi sugli effetti disastrosi della strategia adottata. Come quella, già citata dell’“American Institute for Economic Research” da leggere fino in fondo, perché sembra dimostrare quanto l’analisi di Ferguson che aveva  previsto numeri catastrofici di morti” se i governi di tutto il mondo non avessero aderito ai suoi modelli,si sia rivelata sballata. “Sebbene la Svezia sia stata duramente colpita dal virus, il bilancio delle vittime si è attestato a poche migliaia, laddove il modello di Ferguson prevedeva decine di migliaia. Oggi la Svezia ha registrato poco più di 13.000 decessi per Covid-19: un bilancio serio, ma più piccolo su base pro capite, rispetto a Stati europei che hanno adottato i lockdwn e ben lontano dai 96.000 decessi previsti da Ferguson se anche la Svezia non lo avesse adottato… le implicazioni del lavoro di Ferguson sono chiare: il modello utilizzato per giustificare i “lockdown” è fallito alla prova nel mondo reale… Ma un anno fa, i modelli epidemiologici di Ferguson hanno svolto un ruolo preminente nella chiusura della maggior parte del mondo. Le previsioni esagerate di questo team di modellisti sono ora impossibili da minimizzare o negare e si estendono a quasi tutti i paesi della terra… costituendo uno dei maggiori fallimenti scientifici nella storia umana moderna”.