Diario ragionato della pandemia - Parte seconda


Campi Flegrei: da patrimonio dell’umanità a set di “Gomorra”

Grazie a questo primo colpo, inferto dallo Stato supportato da esperti auto-referenziati dalla stessa Cassa per il Mezzogiorno (ente statale nato per contribuire alla rinascita del Sud) fu scardinata l’intoccabilità dei Campi Flegrei e aperta la strada alla loro cementificazione. Che arrivò con una seconda emergenza gonfiata: il fenomeno del bradisismo di Pozzuoli servito per alimentare il panico di un improbabile “rischio terremoto”. 

Per chi non sa che cosa sia, il bradisismo è un fenomeno dell’area vulcanica della Solfatara nei Campi Flegrei caratterizzata anche da “fumarole” di vapore che esalano dal terreno dove si aggiravano Totò e Ninetto Davoli nel film di Pasolini “Uccellacci e uccellini”. A causa del bradisismo la terra sale o scende, ogni tot anni con lievi scosse del terreno perché quell’area è un’immensa caldera di pozzolana: un tipo di pietra che con l’aumento della pressione del magma si flette (perché è fatta di fibre) ma non si spezza. Per cui se la pressione aumenta Pozzuoli si alza, se la pressione cala Pozzuoli si abbassa. L’unico rischio è che lo strato di pozzolana si rompa. Per questo la zona è costantemente monitorata dall’Osservatorio Vesuviano, anche se il rischio si è rivelato finora abbastanza remoto consentendo agli abitanti di Pozzuoli di adattarsi al “saliscendi” spesso accompagnato da lievi scosse del terreno: quando, infatti, la terra si alzava e nel porto antico di Pozzuoli scendeva il livello del mare, allungavano le scale e gli approdi per raggiungere le barche all’ormeggio. Quando la terra scendeva facevano il contrario.

Ma improvvisamente questo fenomeno usuale e conosciuto ai “puteolani” (da “Puteoli” nome latino di Pozzuoli, dai greci definita “Dicearchia” o città del giusto governo, fino al primo secolo d.C. principale porto dell’impero romano) diventa un incubo: era ancora cocente, infatti, il ricordo del terremoto in Irpinia dell’80, quando fra l’84 e l’85 ci fu il solito bradisismo a Pozzuoli e alcuni “esperti” insinuarono il dubbio che i sommovimenti del bradisismo avrebbero potuto essere collegati a un rischio terremoto. Così, come la goccia che scava la roccia, iniziò a lievitare sulla stampa quest’ipotesi possibile, ma poco probabile: come poi dimostrarono i fatti e come raccontai all’epoca con una lunga inchiesta su PANORAMA MESE e un’intervista al più famoso vulcanologo allora vivente, Haroun Tazieff.

Il risultato fu che i puteolani furono convinti con la paura di un imminente terremoto – avallata dal carrozzone di burocrati e pseudo scienziati presente spesso nelle “emergenze” e allora riuniti nella “Commissione Grandi Rischi” – ad abbandonare le loro storiche case sul mare, per finire in un enorme ghetto costruito ad hoc nei Campi Flegrei. Il centro storico che sorgeva su una rocca a picco sul golfo di Pozzuoli, infatti, era da anni ambito dai costruttori che volevano ristrutturarlo per farne case di pregio destinate agli abitanti della “Napoli bene”: i quali – a causa della densità abitativa del centro di Napoli che aveva superato ogni limite – cercavano un’alternativa accettabile, che non fosse l’allucinante periferia circostante. Il centro storico di Pozzuoli, dunque, era il luogo ideale: panoramico, ricco di storia, vicino al capoluogo e affacciato sul mare. Unico ostacolo: i pescatori e i puteolani che ci vivevano da generazioni e che non erano disposti ad abbandonarlo a nessun prezzo. Così, quando se ne presentò l’occasione, furono convinti manipolando la paura di un improbabile rischio terremoto, completando il tentativo di sloggiarli avviato da tempo ricorrendo anche a stratagemmi diabolici per convincerli: come un sismografo dell’Osservatorio Vesuviano per monitorare l’area, piazzato sul tunnel della Circumvesuviana dove registrava scosse provocate non dal sisma, ma dal passaggio dei treni… Il direttore dell’Osservatorio all’epoca dei fatti fu poi “dimesso”. Ma non a caso la redazione di PANORAMA MESE titolò la mia inchiesta: “Sotto le scosse c’è il trucco”.

La conseguenza fu un’immensa colata di cemento per diversi chilometri quadrati a Monteruscello, nel cuore dei Campi Flegrei, gettata in fretta e furia per costruire prefabbricati di pessima qualità onde proteggere i puteolani dal presunto rischio sisma. Per dare un’idea della brutalità dell’impatto su una realtà meravigliosa e delicata: è come se si allineassero scadenti villette a schiera nel Colosseo, nel Partenone o sotto l’arco di Trionfo a Parigi.

Inutili gli appelli di animi nobili come Gerardo Marotta e degli intellettuali che si riconoscevano nella sua creatura, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici così descritto dal grande filosofo francese Jacques Derrida :“…presente ovunque in Europa, nell’insegnamento e nella ricerca, in progetti editoriali audaci e necessarinon conosco al mondo, oggi un progetto analogo, e altrettanto esemplare, attuato con tanta dolce ostinazione, con un tal genio dell’ospitalità. In nessun altro posto, in nessun’altra istituzione, ho trovato maggiore apertura e maggiore tolleranza, una così vigile attenzione nel tener presente contemporaneamente la tradizione culturale e le occasioni dell’avvenire”. Inutili anche gli appelli di antesignani dell’Ambientalismo come Antonio Iannello di Italia Nostra; delle sorelle di Benedetto Croce, Elena ed Alda Croce; di archeologi ed accademici. L’operazione guidata in prima persona dall’allora preside della Facoltà di Architettura (uomo di punta del PCI) e dal ministro democristiano dei Beni Culturali (DC), andò in porto: aprendo la strada al caotico abusivismo privato e ai quartieri dormitorio divenuti sfondo per un film disperato come “Gomorra” di Matteo Garrone.