Diario ragionato della pandemia - Parte seconda


OMS: consapevole “foglia di fico” del Governo Italiano

Un dato è innegabile: ci vorranno ancora diversi anni per vaccinare la popolazione mondiale e fare un bilancio dei risultati. Soprattutto se il virus continua a mutare velocemente e se si deve somministrare il vaccino pure a chi è guarito dal Covid. Anche se “vaccinare chi è già stato infettato, è sbagliato”  ha dichiarato perfino il professor Massimo Galli dell’Istituto Sacco di Milano, sostenitore della vaccinazione di massa e membro del CTS. E l’Italia nel frattempo, che farà? Continuerà a puntare tutto solo sui vaccini o comincerà a prendere in considerazione anche le cure precoci? Certo oggi non si può affermare che le conoscenze su come affrontare il coronavirus, siano le stesse dall’inizio della pandemia: né che l’unica ricetta per combattere la malattia, siano lockdown e coprifuoco per tenere in casa i cittadini “colpevoli” di assembramenti. 

Nel cercare risposte a questi interrogativi, inevitabilmente l’attenzione torna sul  CTS che – a causa del protrarsi dello stato di emergenza – sembra quello che continua ad accentrare e dettare le strategie sanitarie. E purtroppo anche il ruolo assunto dall’OMS all’interno di questo organismo, lascia non meno perplessi di quello dell’AIFA: come emerge anche dagli ultimi servizi di Report.  Nel carteggio andato in onda su Report, infatti, Ranieri Guerra, presente nel CTS come responsabile dell’OMS “sembrerebbe il tessitore di una strategia che tende a coprire le inefficienze del nostro Paese nell’affrontare il virus. Una strategia di cui lui appare il garante. Egli stesso scrive in un’e-mail che, grazie ai suoi uffici, ‘l’OMS è la consapevole foglia di fico del Governo italiano’, il parafulmine delle critiche al ministro Speranza durante la prima ondata Covid. Una strategia che Guerra dice di aver concordato con il direttore generale dell’OMS, Tedros. Anche per questo il dossier sarebbe stato ritirato: per non mettere in difficoltà il ministro italiano”. Il dossier di cui ha parlato Report è il rapporto stilato da un gruppo di ricercatori dell’OMS con sede a Venezia, dal quale verrebbe fuori una fotografia impietosa della risposta italiana al coronavirus, con aggettivi come “improvvisata, caotica, creativa”.

Il rapporto, rimasto in rete 24 ore, poi sarebbe stato ritirato. E da  quanto rivela Report, l’avrebbe fatto ritirare Ranieri Guerra dopo avere chiesto al coordinatore Francesco Zambon di modificarne alcune parti. Fra queste: “La data del piano pandemico: ‘Invece di quella reale del 2006, sul rapporto bisogna indicare un frontespizio con la data del 2016. Fammi avere la versione rivista appena puoi. Così non può uscire…Devi correggere subito’. Ma nonostante le pressioni del numero due dell’OMS – ‘O ritiri la pubblicazione o ti faccio cacciare fuori dall’Oms’ – i ricercatori di Venezia tengono duro e scrivono che il piano italiano risaliva al 2006”.

Il redattore di Report, Giulio Valesini, prova a chiedere conto di tutto questo direttamente all’interessato: “Dottor Guerra, come ha fatto l’Oms a diventare, da organismo tecnico indipendente delle Nazioni Unite, la foglia di fico del governo italiano? Perché non dovevate urtare la sensibilità politica del ministro Speranza? Risponda….L’ha scritto lei questo… Sono morte 50mila persone, dottor Guerra… una risposta.”

Ma il dottor Guerra non risponde. Anzi, si mette a sua volta a riprendere con il proprio cellulare la troupe di Report che lo sta riprendendo: platealmente sprezzante verso il giornalista che osa interrogare il numero due dell’OMS che, come tutti i membri dell’Organizzazione, è protetto dall’immunità diplomatica. “Ma siamo venuti in possesso di altre mail dalle quali si evince che… il rapporto del team di Venezia, da un punto di vista scientifico era ineccepibile”  evidenzia Report “e che  aveva ricevuto il semaforo verde” dal comitato guidato da Soumya Swaminathan, il capo scientifico OMS, “a differenza di altri lavori che venivano bocciati”. Inoltre, in una e-mail del 14 aprile di Guerra “allora in buoni rapporti con i ricercatori del team di Venezia”, si legge che “bisognava tirare il Ministro dentro la strategia dell’OMS per non far saltare tutto:Ti ho aperto un ́autostrada sulla narrazione, ma bisognerebbe anche condividere con Speranza un indice più aggiornato di quello che volete fare, così che benedica anche questa parte.’”

Perciò, quando il rapporto viene censurato dall’Oms, Hans Kluge, direttore OMS per la Regione europea, “era preoccupato per la reazione del Ministro Speranza” e scrive ‘E’ la questione chiave la mia relazione con il Ministro, che era molto infastidito’… ‘Scriverò al Ministro che istituiremo un gruppo di esperti Ministero/ISS/OMS per rivedere il documento’. Cioè, pur di ricucire il rapporto con Speranza, Kluge arriva a ideare una sorta di gruppo di revisione concordata del lavoro”.”

Così il conduttore di Report conclude: “Noi vogliamo conoscere effettivamente qual è il ruolo di Ranieri Guerra, visto che le sue decisioni ricadono sulla salute pubblica. Anche perché è grazie al suo ruolo che si sente un intoccabile, come dice chiaramente in una mail a Zambon. Intanto ancora siede lì, nel Comitato Tecnico Scientifico. E dice chiaramente: ‘qualunque cosa accada, io rimarrò lì a garantire la mediazione con gli americani fino a quando non si sarà svolto il G20 in tema di salute’. Ma a garantire chi?”,
si chiede Report.

E come anelli della stessa catena, questo interrogativo ne solleva altri: qual è la strategia dell’OMS nella quale bisognava tirare dentro il Ministro per non far saltare tutto? Come mai era così importante non urtarne la suscettibilità? In che cosa consisteva il piano concordato con Tedros in cui OMS faceva “la foglia di fico” del nostro Governo? E’ auspicabile che la magistratura – che ha aperto un’inchiesta – aiuti a fare al più presto chiarezza.

Perché l’Italia è stata la prima (dopo la Cina) a seguire l’input di fare il lockdown: con la sostanziale differenza che in Cina hanno chiuso solo una regione, mentre da noi un’intera nazione mettendola in ginocchio. Ma così facendo l’Italia ha tracciato una strada che è stata seguita dal resto d’Europa: ed è diventata il “modello Italia” di gestione della pandemia che solo la Svezia si è rifiutata di imitare. Un modello che, però, non ci ha impedito di raggiungere il triste primato di nazione europea con il maggior numero di morti. Per cui è doveroso chiedersi se tuttora sia la migliore e l’unica strada percorribile: o se non sia più opportuno fare un bilancio – trasparente e democratico – chiedendosi perché, come denuncia anche la Nuova Bussola Quotidiano  ”Il governo ha scelto di gestire il Covid senza curarlo”  

L’Italia, infatti, di errori ne ha commessi, anche se nascosti dietro il paravento dell’OMS: lo rivela sia il dossier dell’OMS redatto dall’equipe di Venezia, sia il report dell’Harvard Business Review (citato nella 1° parte del Diario) che segnala l’incapacità dimostrata dall’Italia “nell’agire rapidamente ed efficacemente in base alle informazioni esistenti”; “nell’organizzare una risposta sistematica e nell’apprendere cosa fare dai primi successi e “fallimenti“.

Ma è impossibile rimediare agli errori se si ritiene di non averne fatti, come dichiara con orgoglio il ministro Speranza nel servizio di Report affermando che il nostro Governo è stato bravissimo, “tant’è vero che abbiamo avuto i complimenti e il plauso anche dell’OMS”. Speranza, dunque, forse ingenuamente, ha creduto di far bene il suo lavoro seguendo la strada indicata da Guerra e compagni. Tant’è che ha perfino scritto un libro “Perché guariremo” uscito il 23 ottobre ma poi ritirato dalle librerie: a dimostrazione di quanto Roberto Speranza fosse convinto che la strada indicata dall’OMS era quella giusta per portare l’Italia fuori dalla pandemia. Ma non è andata così.

Ecco perché oggi è diventato vitale sapere chi sta dettando le regole su come fronteggiare la pandemia: se sono i politici italiani, se sono gli esperti del CTS che li supportano o altri interessi che li condizionano. Interessi da non sottovalutare se per difenderli si arriva a mettere delle bombe Come quella che ha fatto esplodere il secondo fornitore mondiale di idrossiclorocina il 24 dicembre scorso. Ovvero la fabbrica della casa farmaceutica SCI Pharmtech, nella città taiwanese di Taoyuan, dove la devastazione dovuta all’incendio ha prodotto 23 milioni di euro di danni. Il movente è da accertare. Sta di fatto che ancora una volta è stata colpita questa molecola scomoda: proprio ora che sta perdendo credito la voce che è pericolosa e che – in attesa dei vaccini – potrebbe mettere la parola FINE alle conseguenze più tragiche della pandemìa.

E continuando così l’emergenza sanitaria, rischia di divenire anche politica e democratica. E la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato il CTS, non aiuta a capire fino a che punto le decisioni siano frutto di una tecnocrazia opaca e impalpabile, poco interessata a rimediare agli errori perchè non deve risponderne a nessuno: al contrario del ministro Speranza che dice di avere a cuore la salute degli italiani, e che forse farebbe meglio fuori dall’ala protettrice di Guerra tuttora nel CTS. Così come i  presidenti delle Regioni e i medici, forse farebbero meglio senza i veti di AIFA e OMS sulle cure precoci possibili che allontanano la fine dalla pandemia, prolungano lo stato di emergenza straordinario e la vita “sospesa”: con le città che si svuotano, i negozi che falliscono, le mascherine all’aperto, lo stato di allarme, il coprifuoco e i “positivi al tampone” (con o senza sintomi) in quarantena a casa con Tachipirina o in osservazione in ospedale in attesa dell’evolversi della malattia. La situazione che stiamo vivendo, insomma, sta diventando molto simile a quelle “emergenze straordinarie” che non sono più solo tali, ma sono anche “una storia che si ripete….”  Per cui il protrarsi sempre meno giustificato dello stato di emergenza sta limitando diritti e libertà e mettendo in crisi un intero Paese a fronte di scarsi risultati sanitari. Lo stato di emergenza, infatti, ha sospeso i diritti costituzionali in nome del supremo diritto alla salute: cioè, il diritto a circolare, riunirsi, “manifestare” il dissenso, lavorare, curarsi liberamente e in molti casi addirittura assistere i propri cari in punto di morte. Ma il protrarsi dello stato di emergenza – ben oltre i 6 mesi previsti e sulla base di elementi sempre più incerti, contraddittori e poco verificabili – rischia di  determinare un paradosso: proprio la sospensione di alcuni diritti democratici, in nome del supremo Diritto alla Salute sta… facendo perdere la salute ai cittadini!

Ovvero, la “democrazia sospesa” senza più motivi sufficienti a giustificarlo, sta aggravando la malattia. Perché, sotto il profilo sanitario provvedimenti come il coprifuoco alle 22,00, non curano meglio il Covid, né arginano l’epidemia: ma tengono psicologicamente in scacco i cittadini, aggravando lo stato di salute mentale e generale dell’Italia, indebolendo la sua economia, la sua cultura, il suo patrimonio.

L’Italia, infatti, si sta ammalando tutta: perché malattia non è solo quella che aggredisce il fisico, ma anche la mente. E oggi il disagio psico-fisico è talmente diffuso che è arrivato ad aggredire anche i bambini che sono immuni dal Covid. Bambini, dunque, che si stanno ammalando per il Covid: o peggio, per la mancanza di libertà usata dal Governo come “cura anti-Covid”.

Oggi mi trovo a dover curare bambini di 8 anni con la depressione: non mi è MAI capitato prima… Non ho mai riscontrato forme così gravi di autolesionismo in bambini così piccoli che non posso neanche aiutare con gli psicofarmaci, perché si somministrano solo agli adulti” racconta un neuropsichiatra napoletano.

In aumento tentati suicidi e autolesionismo tra i giovani: col Covid numeri da brivido” titola L’Espresso del 18 gennaio riportando “L’allarme lanciato da Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e ‘Adolescenza del Bambino Gesù: “L’isolamento mette a grave rischio la tutela della loro salute mentale. Stiamo negando ai ragazzi una parte affettiva che fa parte del loro diventare adulti… Si tagliano le braccia, le cosce, l’addome. Altri tentano il suicidio. Mi viene in mente una ragazzina di 12 anni che si è buttata dalla finestra: il modo più usato dai ragazzi tra i 12 e i 15 anni”.”

E non si creda che questo sia solo un tema da specialisti. Al contrario è un argomento di dibattito a livello popolare che colpisce sia bambini che adolescenti, come rivelano le testimonianze portate da Radio DEEJAY   “Loredana è un’ascoltatrice e mamma di una ragazzina di 17 anni  – annuncia il conduttore – Ora ci racconta come sta affrontando il problema e vuole rivolgere un appello a chi ci governa:Ciò che più mi angoscia è non riuscire a capire che cosa è successo quando mia figlia di sua spontanea volontà ha preso un bicchiere, lo ha rotto e davanti a me ha cominciato a tagliarsi il corpo…Molti adolescenti soffrono per le crisi di crescita. Ma queste crisi diventano insopportabili se li teniamo in casa dove l’unico contatto che hanno col mondo, è dentro un telefonino’” . Perciò a chi ci governa dico: non svalutate questi ragazzi, la scuola è importante per loro…li forma”.

Ma forse, più che al Governo, ora bisognerebbe rivolgersi alla magistratura.
Mentre, infatti, il nuovo Dpcm firmato da Conte colora di rosso Alto Adige, Lombardia e Sicilia e il Governatore Fontana annuncia un “ricorso”; e mentre i politici si accapigliano, sembrando interessati solo alla conservazione del potere, in questi giorni il Tar della Lombardia ha accolto il ricorso contro l’ordinanza regionale che stabiliva la didattica a distanza per le superiori fino al 24 gennaio. Un provvedimento che sembra quasi una risposta ad Alice, la studentessa di 16 anni che (come riporta Monza Today) “… ha scritto una lettera per far sentire la propria voce e chiedere di poter riavere la sua vita fatta di scuola, compagni, piccole gioie anche paure da affrontare. Di tutta quella vita che da un anno anche agli adolescenti è stato chiesto di mettere in pausa “Voglio avere un compagno di banco, avere paura di una verifica” conclude Alice chiedendo di tornare a scuola (e a vivere)”.

Insomma, come ha dichiarato Luca Moro: “Mio nonno, Aldo Moro, mi ha insegnato che il diritto alla libertà non può essere violato. Senza libertà, non c’è nulla: nemmeno la salute”.