Diario ragionato della pandemia - Parte seconda


Ma il mondo reale “resisterà” a quello virtuale?

Questo forse è l’interrogativo più inquietante sollevato da questi studi. Perchè pesa non solo sulla pandemia, ma sul futuro della nostra società: per gli effetti sanitari, ma anche sociali, politici, economici delle misure adottate per arrestarla.

Perché oggi, di fatto, la realtà clinica – benchè attendibile, fondata e priva di conflitti di interesse – trova poco spazio dove si decidono le misure contro la pandemia. Per cui la realtà clinica non riesce a scalzare la realtà virtuale, basata su dati inesatti o scollegati dal mondo reale. Risultato: oggi soprattutto sui media, la narrazione del virus incurabile ha il sopravvento su quella del virus curabile. Determinando sconcerto, paura, confusione, perdita di lucidità e, di conseguenza, difficoltà nell’inquadrare gli esatti contorni della pandemia. Una situazione insomma quasi paradossale sulla quale ha in parte ristabilito l’ordine la Magistratura: il Potere Terzo, distaccato, al di sopra delle diatribe fra esperti, chiamato in causa proprio per giudicare la legittimità del divieto dell’AIFA all’utilizzo dell’HCQ da parte dei medici. E la risposta del Consiglio di Stato – Supremo Organo della Giustizia Amministrativa, al vertice dell’ordinamento giuridico alla pari della Corte di Cassazione, Supremo Organo della Giustizia Civile – non solo chiude la storia emblematica dell’ HCQ molecola scomoda  ma, indirettamente, indica la strada per accertare che cosa, oltre al virus, sta distruggendo le regole di convivenza civile sulle quali è fondata l’attuale società.

Ma prima di leggere l’ordinanza che aiuta a comprendere il “paradosso” che stiamo vivendo, bisogna chiedersi: “Come si sono comportati i medici ai quali di fatto spetta la decisione di utilizzare o meno HCQ per i propri pazienti?”.  E ancora una volta la risposta di Issues Science, data nel contesto americano, riflette situazioni simili in altre parti del mondo: “Negli Stati Uniti, i medici che prescrivono l’HCQ per Covid 19, sono definiti anticonformisti, ma sostengono che le loro opinioni vengono soppresse. Facebook, Twitter e YouTube hanno effettivamente rimosso un video in cui medici in camice bianco hanno tenuto una conferenza stampa davanti alla Corte Suprema di Washington, DC, sostenendo che l’HCQ potrebbe curare COVID-19.…. Così molti medici, pur ammettendo le potenzialità dell’HCQ, non lo dicono pubblicamente, per paura dello stigma: uno di questi che lavora in un ospedale nella Carolina del Nord e ha chiesto di rimanere anonimo, non l’ha prescritta ai pazienti, ma tiene una scorta per uso personale se dovesse infettarsi… Evidentemente non vuole fare la stessa fine di Harvey Risch, un epidemiologo di cancro alla Yale University che sull’American Journal of Epidemiology ha sostenuto che: “decine di migliaia di pazienti con COVID-19 stanno morendo inutilmente. Perché HCQ, se somministrata molto presto, potrebbe ridurne significativamente la gravità”. Ma per queste affermazioni, un gruppo di colleghi di Yale lo ha criticato in una lettera aperta: cui ha replicato che quando le vite sono in bilico, l’incertezza è inevitabile. Ciononostante i medici devono esercitare il loro giudizio clinico esperto. Perché è storicamente dimostrato il contributo al progresso medico della  conoscenza ottenuta dall’apprendimento attraverso la pratica: che non può essere sostituita dalla purezza degli studi randomizzati”.

Anche il dottor Didier Raoult oggi rischia la radiazione dall’Albo dei Medici per avere utilizzato apertamente in Francia l’HCQ. Per cui come conclude l’articolo di Issues Science: “quel medico che voleva rimanere anonimo, ha poi aggiunto che quando deve prendere rapidamente una decisione clinica, preferisce attingere alle informazioni sul trattamento pubblicate da altri medici sui canali privati di social media di medici. “È più affidabile – dice – che vagliare fra le dichiarazioni politicizzate e la disinformazione che circolano nel pubblico dominio. E non posso star lì ad aspettare che il malato muoia in attesa della sperimentazione clinica perfetta”.”

Insomma, come si vede tutto il mondo è paese: anche quando imperversa la pandemia. Perché anche in Italia come nel resto del mondo, oltre ai sanitari che non hanno utilizzato l’HCQ per i loro pazienti, ci sono quelli che l’hanno utilizzata “in sordina” e quelli che l’hanno prescritta apertamente a costo di pagare di persona.

Ma in Italia, come si è detto, ci sono anche medici che, convinti del ruolo fondamentale di questo farmaco per salvare vite umane e uscire  dall’emergenza, hanno deciso di ricorrere alla magistratura. Cioè ad un arbitro al di sopra delle parti, per difendere il diritto del medico di continuare a prescriverla, negato “illegittimamente” dall’AIFA come si legge nell’ordinanza del Consiglio di Stato che riafferma una serie di diritti costituzionali distorti dall’emergenza pandemica. A cominciare proprio dal diritto alla salute in nome del quale l’emergenza è nata, che rischia di diventare un manganello sulla testa dei cittadini se utilizzato in maniera impropria.  

E il percorso di questi medici si incrocia di nuovo con il mio percorso di giornalista: chiudendo il cerchio come sa fare solo il Destino, il Caso, la Provvidenza o chiunque altro venga identificato come Regolatore Supremo della Vita. E’ quasi la fine di novembre, infatti, e con il Diario ero arrivata alla conclusione degli studi sull’efficacia dell’HCQ, quando scrive il dottor Mangiagalli sulla chat dei Medici FVG:

Scusate, stasera non riesco a partecipare al webinar perché stiamo preparando il materiale da consegnare entro il 7 dicembre al Consiglio di Stato per il nostro ricorso contro AIFA…”

 “Quale ricorso? Che roba è… Sei tu che l’hai fatto?”, chatto ad Andrea Mangiagalli.

Che risponde: “Sì sono io insieme a un gruppo di medici… Abbiamo fatto ricorso contro il divieto dell’AIFA alla prescrizione off label dell’HCQ…”

Puoi spiegare in parole semplici che vuol dire off label?”, incalzo.

No, non si può spiegare per whats app, di frettaSentiamoci stasera sul tardi e nel frattempo fatti mandare una copia della nostra memoria da Erich Grimaldi… sì, l’avvocato Grimaldi, proprio quello che ha creato l’App per collegare i medici italiani nelle cure a domicilio con HCQ… è lui che con noi ed il suo studio, ha condotto questa battaglia legale…”