Diario ragionato della pandemia - Parte prima



FEBBRAIO
In Italia rischio zero rassicurano gli “esperti”

Il 2 febbraio il virologo Roberto Burioni dichiara (“Che tempo che fa”): “In Italia il rischio è zero. Il virus non circola non per caso, ma perché si stanno prendendo delle precauzioni”…. Questi allarmi non sono necessari: bisogna basarsi solo sui casi confermati…

Il 10 febbraio anche Massimo Galli, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano conferma (Striscia La Notizia): “La malattia da noi difficilmente potrà diffondersi: l’esiguità dei casi riscontrati finora, e la modalità con cui si sono manifestati ci dà la dimensione del contenimento della problematica”

Il 23 febbraio Maria Rita Gismondo, direttore responsabile del laboratorio di Microbiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, scrive su Facebook: “Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata di 217 decessi: per Coronavirus 1 !… A me sembra una follia… Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale…” Così i politici procedono sulla strada tracciata dagli esperti. Il Ministro Speranza dichiara (“Di Martedì”, LA7): “Sono sbagliati gli allarmismi nel nostro Paese, perché abbiamo deciso misure tra le più significative in Europa e nel mondo”. E Conte gli fa eco (SkyTg24): La situazione è assolutamente sotto controllo…”

Solo tra il 21 e il 26 febbraio c’è una parentesi di panico. Perché il 21 si scopre il primo contagiato in Lombardia – ricoverato per polmonite nell’ospedale di Codogno – e due casi a Vo’ Euganeo, nel Padovano. La sera stessa uno dei tre muore: è il primo morto in Italia. Così’, Il 22 febbraio, i due focolai del Lodigiano e di Vo’ Euganeo diventano “zone rosse”, mentre Salvini intima al governo di chiudere tutto.

Ma già il 25 febbraio, Walter Ricciardi dichiara (TGcom24): “L’allarme sul coronavirus deve essere “ridimensionato”…è giusto non sottovalutare la malattia, ma va posta nei giusti termini: su 100 persone malate, 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili in ambiente sanitario e solo il 5% muore”… e “tutte le persone decedute avevano già condizioni gravi di salute”.

Il 27 febbraio i politici colgono al volo gli “allarmismi ingiustificati” da parte della “scienza”: il sindaco di Milano Sala riapre i locali dopo le 18 e si fa ritrarre mentre prende lo spritz; Salvini va da Mattarella a chiedere di “far ripartire l’Italia”; il segretario del Pd Zingaretti va sui Navigli per un simbolico aperitivo coi giovani del partito: ma 9 giorni dopo risulterà positivo al Coronavirus. C’è chi dice che questa “riapertura” improvvisa in piena diffusione del contagio, sia stata una concausa della diffusione dell’epidemia in Lombardia.

Il 28 febbraio Confcommercio invita: “Sono gli ultimi giorni di saldi: approfittane! Esci a cena, i ristoranti sono aperti!”. Riapre il Duomo di Milano mentre salgono a 888 le persone contagiate, 64 in terapia intensiva e 21 morti. A Bergamo si gioca la partita a stadio esaurito e si festeggia fino a tarda notte. E’ chiaro: le rassicurazioni degli enti governativi hanno fatto breccia nei politici e nell’opinione pubblica, soprattutto per il “modo” categorico, indiscutibile, privo di incertezze con cui sono state diffuse… Eppure, stava già emergendo nelle riunioni all’ISS che “… le terapie intensive sarebbero andate in sofferenza”.

Ormai è evidente: il rischio è stato sottovalutato dagli esperti. E la sottovalutazione così motivata: “La maggior parte dei Governi nel mondo ha fatto lo stesso sbaglio… quest’epidemia era imprevedibile”. Ma è una risposta superficiale e pericolosa: perché, scientificamente infondata, può servire a giustificare l’errore, ma non a spiegarlo. A noi, invece, serve capire DOVE SI E’ SBAGLIATO per non sbagliare di nuovo.