Diario ragionato della pandemia - Parte prima


Affari all’ultimo sangue

Molti si sono chiesti sulla base di quale motivazione scientifica l’Istituto Superiore di Sanità e l’Agenzia Italiana del Farmaco abbiano scelto Pisa come capofila del progetto sul plasma iperimmune: sfilando la primogenitura a Mantova e Pavia, nonostante Pisa, a confronto con le prime due, abbia esperienza quasi zero. A quanto pare su nessuna chiara, evidente, trasparente motivazione scientifica. Come molti avevano intuito, anche se la conferma stavolta, non si trova agevolmente sulla stampa e in tivù. E’ il Giornale (17 maggio) che lancia l’allarme: “Così il business del plasma finisce in mano al senatore Pd” . E sotto “La KEDRION della famiglia Marcucci mette a disposizione i propri stabilimenti per produrre sangue iperimmune”.

In seguito, soprattutto il sito on line “La Voce delle Voci” e la trasmissione “Le Iene” approfondiscono questo tema. Ad approfondire per prima lo scandalo soffocato, è la Voce delle Voci: ex “Voce della Campania”, lo storico giornale cui gran parte della stampa da decenni attinge notizie e spunti per inchieste.

E’ qui, infatti, che la vicenda viene analizzata e correlata con altri link ed eventi: “Un affare gigantesco… Per la corazzata di famiglia Kedrion…” “Un conflitto d’interessi” che sembra riflettersi su “…la dinasty dei Marcucci, capeggiata da Paolo sul ponte di comando di Kedrion, e da Andrea Marcucci, il capogruppo del PD al Senato”. Questa l’apertura ed ecco (in sintesi) il seguito: La ‘bomba’ scoppia nel corso di una Audizione in Senato, alla quale prende parte Paolo Marcucci, che annuncia il maxi progetto griffato Kedrion sulla cura via plasma iperimmune e immoglobuline, già in fase di start. Senza che fino ad oggi nessuno ne abbia discusso in Parlamento, e nessuno ne abbia mai parlato o scritto a livello mediatico (tranne Libero e il Giornale).

“E l’incoronazione dei Marcucci sembra avvenire con la benedizione di organismi pubblici, come l’ISS e l’AIFA. In Senato è previsto un primo intervento del presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi che lascia la parola alla star però non invitata, Paolo Marcucci che illustra subito il maxi progetto al plasma … Kedrion con il suo stabilimento di Sant’Antimo nell’hinterland napoletano, avvierà la raccolta del plasma dei donatori italiani per trasformarlo, “in conto lavorazione”, nel plasma iperimmune industriale. Seguirà poi – illustra il timoniere di Kedrion, Paolo Marcucci – un’altra fase, per la produzione di gammaglobuline iperimmuni, in collaborazione con la società israeliana Kamada. E’ previsto per ottobre l’ingresso del prodotto sul mercato. A tambur battente.”

Un progetto che sembra fare a pugni con quello illustrato dallo pneumologo dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, Giuseppe De Donno, che con il collega Cesare Perotti del policlinico San Matteo di Pavia ha messo a punto la tecnica del plasma iperimmune che ha un grande pregio: non costa praticamente niente. Al massimo 80 euro per una sacca. “Forse per questo è stata subito boicottata da Big Pharma?”, si chiede la Voce sottolineando che così: “Quello stesso prodotto pagheremo (o pagherà, lo Stato) un occhio dovendo subire un trattamento “industriale ad hoc”…in conto lavorazione”

Un aspetto, questo, che manda in bestia i donatori di sangue intervistati nel video delle Iene.  Quando l’inviato Alessandro Politi, infatti, chiede loro: “ma voi lo sapete che con il vostro sangue donato gratuitamente rischiate di alimentare un business?” Rispondono tutti risentiti: “Ah, no! Se è così non lo dono più. Ma siamo matti!?” 

Così, il plasma che aveva dato la speranza agli ammalati di Covid, trasformato in prodotti farmaceutici di vario tipo – non strettamente finalizzati all’utilizzo nell’emergenza – sembra approfittare della rampa di lancio dell’emergenza per decollare verso il business.  Non solo: guardando il servizio delle Iene, pare anche che quel procedimento industriale cui verrà sottoposto il plasma, priverà il prodotto finale di parte delle sostanze benefiche contenute nel plasma originario e che, insieme alle costose sacche di plasma, verrà avviata una produzione di gammaglobuline che sono cosa diversa dalla plasmaterapia.

A dirigere l’orchestra, dunque, è l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), con un ministro della Salute, Roberto Speranza, incapace di dire una parola su quello che – forse a sua insaputa – gli sta succedendo intorno. AIFA e ISS che come si sa hanno snobbato i primi lavori sul plasma iperimmune effettuati dal tandem De Donno-Perotti, e dopo averli esclusi hanno deciso di avviare una sperimentazione alternativa, affidandola ad un misterioso progetto, “Tsunami”… affidato al reparto di Malattie Infettive dell’Azienda ospedaliera di Pisa, guidata da Francesco Menichetti – si legge ancora sulla Voce – Nella stessa Azienda ospedaliera insegna un altro guru in tema di Covid-19, Pier Luigi Lopalco, ubiqua presenza tivù, consulente della Regione Puglia per l’emergenza coronavirus e grande amico della star Roberto Burioni, con il quale ha appena cofirmato un libro sulla pandemia”

In merito a possibili conflitti di interesse o semplicemente a strane contiguità e mancanza di trasparenza, va aggiunto che Pier Luigi Lopalco che lavora nell’azienda ospedaliere di Pisa, è anche il presidente del “Patto trasversale per la Scienza” fondato da Burioni. Andrea Marcucci, fratello di Marcucci della Kedrion che si è accaparrata il progetto Tsunami, è anche un renziano di ferro: anzi il braccio destro di Renzi, tant’è che molti si sono chiesti come mai non lo abbia seguito quando ha lasciato il PD per fondare un suo partito. E molti hanno anche azzardato una  risposta: “A Matteo fa più comodo tenerlo nel PD, così ha un piede e un amico anche sull’altra sponda”. Renzi è anche fra i sostenitori del “Patto per la Scienza” promosso da Burioni. Ma su questo virologo – che sminuendo i benefici effetti del plasma naturale, caldeggiò da subito l’avvento del plasma sintetico – proprio nelle ultime settimane di maggio, si sono abbattute una serie di tegole giudiziarie.

Come riporta “Qui Finanza” il 17 maggio, infatti, scatta una denuncia del Codacons sul presunto conflitto di interessi tra Burioni e la Pomona ricerca Srl “…che intrattiene rapporti di lavoro con grandi multinazionali di farmaci e vaccini… per cui la presenza fissa di Burioni su Rai 2 sarebbe di fatto una pubblicità a vantaggio dei brevetti depositati dallo stesso Burioni tramite il lavoro di Pomona….Al Codacons non è proprio andato giù il “business” (questo il termine usato) che Burioni avrebbe messo in piedi in Rai, servizio pubblico…. con la presenza a “Che tempo che fa” per parlare del Coronavirus e degli sviluppi dell’emergenza sanitaria in corso…” 

E il Codacons, in un altro esposto contro Roberto Burioni, (su Affari Italiani 28 maggio) che ha per destinatari l’Ordine dei medici di Pesaro e Urbino, il Corriere della Sera e l’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC), in merito al “conflitto di interesse a causa di presunti rapporti con case farmaceutiche”, elenca “i brevetti di cui il dottor Burioni risulterebbe titolare, e le varie attività e progetti sponsorizzati da colossali aziende farmaceutiche come GlaxoSmithKline Biological e Sanofi-Pasteur MSD”. Dall’esposto emerge anche che sarebbe stato autore del progetto “Dalla vaccine hesitancy alla vaccine recovery”, finanziato con il contributo di Merck&Co erogato da MSD Italia”. All’Ordine dei Medici si chiede di verificare “se nei fatti siano ravvisabili gli estremi della violazione delle norme che regolano il comportamento del medico”.  

Quanto ai temi riguardanti possibili conflitti di interessi di Burioni: tornano alla ribalta in questi giorni arricchiti di nuovi aspetti, ma risalgono ai tempi della polemica conclusasi con l’approvazione della legge italiana che ha reso obbligatori 10 vaccini. Polemica svoltasi in un clima di caccia alle streghe, in cui le voci discordanti sono state zittite; gli studi sui danni  legati all’uso indiscriminato e di massa dei vaccini non sono stati neanche presi in considerazione; e “il virologo Burioni, che si autogiudica l’unico super esperto di vaccini, guida la crociata di coloro che non accettano la minima contestazione… per i medici che osano osservare qualcosa c’è pericolo di radiazione, come sta già succedendo in alcune regioni…” 

Così esordisce la Voce delle Voci in un’inchiesta in due puntate che risale al 19 aprile 2017 e parla della Pomona ricerca srl  “compagnia privata…  che opera nel settore delle biotecnologie e impegnata nello studio, sviluppo e produzione di anticorpi umani monoclonali. Fondata nel 2010, nel corso degli anni ha acquisito gli asset e la proprietà intellettuale di diverse piccole compagnie che si occupano di biotecnologie, il tutto basato sulle ricerche di due professori dell’Università San Raffaele”.

Secondo il sito on line, i due professori sarebbero “Massimo Clementi e Roberto Burioni” considerati “tra i ‘key opinion leaders’ (gli esperti ‘chiave’) la cui consolidata esperienza consentirebbe a Pomona di occupare una posizione” nel settore della produzione di vaccini.Da tale inchiesta Burioni risulterebbe “proprietario di parecchi anticorpi anche per uso vaccinale; e – insieme al collega Clementi, dal 2006 al 2016 – avrebbe deposto numerosi brevetti con committente, non solo Pomona Ricerca srl, ma anche Bracco Imaging spa, Ribovax Biotecnologie SA, Generale Anticorpi e Biotecnologie srl.”

E nella seconda puntata del 20 aprile 2017 oltre a Pomona Ricerca srl, la Voce segnala anche “la Fides pharma, società a responsabilità limitata… (che prima era una SpA, con 5 milioni di euro di capitale) una giovane ‘company‘ dedita allo sviluppo degli anticorpi monoclonali…. che come si legge sul suo profilo, può usufruire di un forte legame con l’Istituto San Raffaele nel Nord Italia, riconosciuto in tutto il mondo, e  può contare sul contributo scientifico dei professori Massimo Clementi… e Roberto Burioni… e su una catena di quattro anticorpi monoclonali umani…contro l’influenza e l’HCV, brevettati da Pomona”. Da quanto risulterebbe dall’inchiesta giornalistica, dunque, l’obiettivo di Pomona sarebbe la ricerca, e quello di Fides sarebbe la produzione: fra gli obiettivi del suo oggetto sociale, infatti, la Fides avrebbe quello di “commercializzare, produrre e concedere in licenza e comunque valorizzare strategie, tecnologie e brevetti attinenti o anche solo connessi alle attività su descritte.”

Questo “retroterra” di consulenze ed interessi di Burioni, dunque, non sembra una novità: né legato all’attualità di un eventuale conflitto di interessi per la presenza a “Che tempo che fa”. Sembra, piuttosto, una posizione inquadrata in un contesto più vasto, radicatasi nel tempo attraverso un intreccio di legami con altri scienziati, amicizie politiche, interessi in campo farmaceutico e presenzialismo mediatico arrivato al clou durante la guerra di religione che ha portato all’approvazione di 10 vaccini obbligatori.

Rispetto a tutto questo, dunque, la sua presenza nella televisione pubblica, nel ruolo di un vigile attento a dirigere il traffico delle informazioni sulla pandemia, non è che l’ultimo anello di questa lunga catena.

Quanto all’altra tegola giudiziaria abbattutasi sulla testa di Burioni, è la  querela presentata dal virologo Giulio Tarro  “che ha incaricato il suo legale, l’avvocato Carlo Taormina, di querelare il professor Burioni e due giornalisti per «l’opera di denigrazione continuamente perpetrata a danno del suo prestigio scientifico professionale e personale…”

Si legge in una nota di Taormina: “Il professor Burioni è entrato volgarmente in polemica con il professor Tarro per recondite ragioni che l’autorità giudiziaria dovrà approfondire», mentre un giornalista ha divulgato notizie false intorno al curriculum universitario del professor Tarro, addirittura accusandolo di manovre truffaldine tendenti a far emergere un’immagine di studioso e di scienziato attraverso la contraffazione di titoli e di risultati della ricerca scientifica, e persino di essere stato al centro di «mercimonio di riconoscimenti scientifici internazionali”.