Diario ragionato della pandemia - Parte prima



7° / Quali sono i futuri scenari possibili

Come si è visto, non è vero che questa pandemìa da coronavirus era imprevedibile: al contrario era prevista ed attesa. Né che gli effetti sul nostro sistema sanitario erano inevitabili: al contrario, sono diventati devastanti solo perché sono state trascurate misure idonee. E l’unica iniziativa adottata – tenere tutti chiusi in casa – in mancanza di concomitanti e adeguate terapie, ha prodotto risultati modesti o addirittura dannosi, aumentando il numero ancora sommerso dei morti per mancanza di diagnosi e di cure, senza parlare del relativo e conseguente danno economico. Questo è il primo bilancio da cui oggi le Regioni dovrebbero partire per attrezzarsi a ricominciare. Ammesso che quella sorta di filtro o di muro eretto dal Comitato Scientifico abbia consentito loro di acquisire le informazioni utili per attrezzarsi e valutare i possibili scenari futuri.

La preoccupazione degli scienziati che da oltre un ventennio, tengono d’occhio i coronavirus è che: “Dobbiamo essere preparati ad affrontare nuovi focolai, ed una possibile recrudescenza del contagio a fine estate”, come accadde per il coronavirus “H1N1” della “Spagnola” dal quale, secondo ricercatori come l’americano Taubenberger, derivano tutti i coronavirus delle epidemie degli ultimi 100 anni. A differenza di allora, però, oggi esistono discipline che ci consentono di saperne di più su questi virus, sulla loro filogenesi e sulle strategie da mettere in atto per contrastarli. E soprattutto, a differenza di 5 mesi fa, oggi abbiamo a disposizione tutta l’esperienza clinica fatta sia negli ospedali, che sul territorio da centinaia di medici italiani: grazie alla quale, se diagnosticato e curato per tempo, la gravità del COVID19 è drasticamente ridimensionabile.  E questa consapevolezza potrebbe farci affrontare la Fase 2 in tutt’altra maniera: mettendo in campo da SUBITO tutte le conoscenze e le previsioni acquisite fino ad oggi dalla scienza e dalla medicina, per evitare che continui a uccidere o rischi di produrre gli stessi effetti catastrofici di un secolo fa. Ma fino a che punto il rischio di una nuova ondata è una previsione allarmistica o scientificamente fondata?

“A mio avviso, lo scenario peggiore potrebbe essere quello della Spagnola del 1918-19 – spiega ancora Burgio – Perciò, dobbiamo chiederci: oggi ci sono dati genetici, immunologici, ambientali ed epidemiologici, maturi a sufficienza per dire che questo virus che sta colpendo un numero limitato di persone sia solo la prima ondata e dovrà arrivare la seconda? No, oggi questi elementi non ci sono: per cui non possiamo saperlo con certezza. Anche perché con il coronavirus della Sars per esempio non è successo. Ma non possiamo limitarci a dire “Speriamo che non accada…” I  tecnici e le persone con ruoli istituzionali, hanno il dovere di ragionare come se fossimo di fronte allo scenario peggiore, prendendo da oggi le contromisure perché ciò non avvenga. ORA non a OTTOBRE o NOVEMBRE quando ormai E’ TROPPO TARDI. Sottolineo: non dico che succederà. Dico: agiamo come se potesse succedere. Questa è la differenza fra il fare profezie e fare previsioni basate su dati scientifici concreti”.