Diario ragionato della pandemia - Parte prima


2° / Come risolvere la mancanza di tamponi.     

“Noi riceviamo ancora mail disperate di gente che dice, “è evidente che sono malato, ma perché non mi fanno il tampone per accertarlo?” Professor Crisanti, può aiutarci a risolvere questo mistero: è un problema di reagenti?, chiede Fazio al suo ospite (sempre a “Che tempo che fa” 18 maggio): “La mancanza di reagenti è una storia che parte da lontano: e dipende dal fatto che la maggior parte dei laboratori in Italia utilizza strumenti di analisi “a sistema chiuso” – risponde Crisanti – Ciò significa che se ho una macchina per fare tamponi di tipo A, posso usare solo reagenti di tipo A: e se finiscono, sono bloccato perché non sono intercambiabili con reagenti di tipo B. Risultato: molti laboratori sono alla mercé dei distributori. Ma in Veneto, abbiamo identificato dall’inizio le problematiche legate a questa catena di distribuzione  optando per un “sistema aperto”: cioè i reagenti li abbiamo validati e progettati in casa, ordinando i componenti che poi assembliamo noi”.  Una parte del mistero, dunque, sembra risolto.

Anche se solleva un interrogativo ancora più sconcertante: un paese come il nostro non poteva attrezzarsi facendo altrettanto, magari telefonando al presidente della Regione Veneto per chiedergli lcome aveva fatto? A quanto pare no: perché le task force riunite a Palazzo Chigi anziché comprare macchine idonee a fare più tamponi, hanno preferito acquistare ventilatori per le rianimazioni. Un errore fatto a livello centrale ma ricaduto a pioggia su tutte le Regioni che non hanno trovato da sole un’alternativa: come ha fatto il Veneto e come, sul suo esempio, stanno cominciando a fare altre Regioni (vedi “Petrolio” La 7 il 23 maggio), validando dei reagenti “fatti in casa” e attrezzandosi autonomamente. Ma il “comitato dei saggi” ha capito quanto il fare tamponi mirati sia di importanza vitale? Il dubbio rimane sospeso ascoltando la risposta di Crisanti a Fazio nel punto successivo, il terzo.