Diario ragionato della pandemia - Parte prima


1° / Il ruolo marginale delle terapie intensive  


Alberto Zangrillo, Direttore dell’unità di anestesia e rianimazione dell’ospedale San Raffaele di Milano, ha dichiarato (“Che tempo che fa” 18 maggio): “E’ vero che le terapie intensive lombarde sono state esemplari, ma la terapia intensiva deve essere vista veramente come una sconfitta. Cioè è l’ultimo anello della catena. Per cui quando il Comitato Scientifico consiglia al povero Presidente del Consiglio o al povero Ministro della Sanità in un mese di aumentare del 75% i posti in terapia intensiva, vuol dire che il Comitato Scientifico non ha alcuna contezza della realtà”.

Questo giudizio lapidario è l’ultimo anello di una catena di valutazioni che sembrano dimostrare l’errore iniziale (cui il Cts non ha saputo rimediare) di puntare sugli ospedali e sulla fase finale della malattia – quando ormai si è aggravata – anziché arginarla prima sul territorio con i medici di base, nelle case e con le cure, evitandone il tragico decorso.

Anche perché le terapie intensive così come allestite in fretta e furia in padiglioni improvvisati come quello della Fiera di Milano, senza il personale qualificato che le sappia far funzionare, sono inutili come spiega ancora Zangrillo: “Un infermiere preparato conta più di 100 ventilatori: possiamo anche triplicare il numero delle terapie intensive. Ma se restano prive di personale qualificato, penso che nessuno ci vorrebbe andare…”