Diario ragionato della pandemia - Parte prima


Meglio spalancare la porta che guardare dal buco della serratura

L’immagine del “coronavirus pandemico italiano” rimane parziale se non si apre la porta sullo scenario mondiale, come suggerisce la puntata di Report del 11 maggio 2020, dal titolo DISORGANIZZAZIONE MONDIALE  che esordisce: “L’Organizzazione Mondiale della Sanità, fondata nel dopoguerra per far raggiungere alla popolazione mondiale il maggior livello di salute possibile, dovrebbe essere un ente neutrale a servizio di tutti gli stati. Ma da qualche anno è in crisi di identità e la diffusione del virus ha evidenziato le sue criticità, le sue debolezze. Ormai è un ente privatizzato e gestito da Bill Gates: che ne possiede la maggioranza, a servizio suo, della sua fondazione e delle case farmaceutiche. E l’attuale direttore generale OMS, Tedros, ex ministro della salute e degli esteri del Governo etiope, è legato a doppio filo al partito comunista cinese per i suoi notevoli investimenti in Etiopia: Tedros ha mantenuto con la Cina relazioni opache che avrebbero contribuito a nascondere molti dati sulla diffusione della pandemia. Dati parziali e inesatti, che l’OMS ha preso a scatola chiusa e diffuso in tutto il mondo”.

Questi temi trattati dal servizio di Report, riguardano direttamente la nostra salute e la nostra vita: anche se in genere alla maggior parte dell’opinione pubblica appaiono distanti. E perciò li guarda distrattamente, come ha fatto con le immagini del coronavirus in Cina: come una realtà lontana che ci si illude rimanga tale. Invece non solo è una realtà molto vicina, ma insieme al coronavirus, ha portato con sé personaggi e istituzioni che sono entrati nelle nostre case e ci sono diventati familiari: anche se in realtà li conosciamo poco. E il servizio di Report in piena pandemia, si rivela utile per approfondire la loro conoscenza.

Il 14 aprile 2020 il più importante contribuente dell’OMS, il governo degli Stati Uniti nella persona del suo presidente Donald Trump, ha annunciato di voler chiudere i rubinetti accusando l’OMS di gravi errori nella gestione dell’epidemia e di aver insabbiato informazioni utili che avrebbero potuto contrastare la diffusione del virus. Queste accuse sono alimentate dalla figura del direttore generale: Tedros, uno dei leader del temuto TPLF, il partito del Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè.” Così esordisce il servizio di Report proseguendo con un’intervista a Massimo Zaurrini, direttore di “AFRICA E AFFARI”: “Durante le gestione del governo etiope, il TPLF è stato accusato di moltissimi episodi di corruzione. Tedros era membro di quel governo ed è una figura di primo piano del partito… che ha aperto le porte dell’Etiopia alla Cina”

Nella sua elezione a capo dell’OMS, Tedros ha avuto il sostegno di tutta l’Unione africana: continente in cui la Cina ha investito un fiume di denaro per tessere la nuova via della seta. “Nell’Etiopia di Tedros sono arrivati miliardi di investimenti, soprattutto in infrastrutture: la ferrovia che collega Addis Abeba a Gibuti, 756 km, è un’opera strategica per il continente, costata 4 miliardi di dollari…” Quanto al ruolo avuto dalle banche cinesi: ”Le stime sono che la metà del debito etiope sia nelle mani dei cinesi – spiega Massimo Zaurrini – E molti paesi africani oggi si accorti che questo abbraccio cinese verso il continente non era gratuito… a causa delle “clausole collaterali”: cioè, se i cinesi non rientrano dell’investimento fatto sugli accordi presi, si prendono la gestione diretta di quella infrastruttura, che sia un porto o un’autostrada… Così ti tengono un po’ in pugno…”

E molti segreti sarebbero custoditi nel palazzo dell’Unione africana dove si riuniscono i 56 paesi dell’organizzazione: “Un regalo da 200 milioni di dollari del governo di Xi Jinping, comprese le infrastrutture digitali per le comunicazioni, che secondo un’inchiesta di Le Monde, contestata dagli interessati, i cinesi avrebbero usato per spiare le attività dell’Unione Africana”: notizia riportata da Report con la conferma di Giorgio Cuscito analista della rivista internazionale “Limes”: “I dati che passavano per il quartier generale dell’Unione Africana venivano intercettati dal governo cinese all’interno di questa stessa struttura… in maniera quasi diretta”. 

Sta di fatto che nella trasmissione di maggio 2020 già viene sollevato il dubbio che “L’OMS guidata da Tedros abbia guardato con una certa indulgenza i ritardi delle comunicazioni cinesi sulla diffusione del Covid 19.  È il 14 gennaio quando l’OMS, dal suo account ufficiale twitta che “dalle indagini condotte dalle autorità cinesi non emergono chiare evidenze di una trasmissione da uomo a uomo del virus”. Le prime ammissioni arriveranno otto giorni dopo: il 22 gennaio, quando già si contano migliaia di contagiati.

“Mancano cioè quei due mesi che avrebbero potuto cambiare il destino del mondo. In uno studio dell’Università di Hong Kong – che collabora per ironia della sorte con l’OMS –  il 20 febbraio, in Cina, ci sarebbero stati 232.000 casi di COVID-19: cioè 4 volte in più di quelli dichiarati dal governo cinese. Ecco perchè è importante ripercorre alcune date sulla vicenda. L’8 dicembre si ha la notizia del primo contagio: che poi risaliva al 17 novembre. Tra il 24 e il 27 dicembre alcuni laboratori di analisi avrebbero ricevuto campioni e isolato la sequenza del virus. Il 30 dicembre: il dottor Li Wenliang avvisa i colleghi e cittadini della presenza del virus e dice “fate attenzione e usate delle precauzioni”. Ma la polizia lo obbliga a dichiarare che ha diffuso notizie false e il medico morirà poi, proprio a causa del virus. Ma lo stesso giorno, il 30 dicembre, anche la dottoressa Ai Fen responsabile del reparto di terapia d’urgenza dell’ospedale pubblico di Wuhan dichiara di aver letto chiaramente un referto dove si faceva riferimento alla patologia “Sars Coronavirus”. Il 31 dicembre, secondo CitizenLab dell’Università di Toronto, sulle piattaforme social come WeChat sarebbe partita la censura: censurate 132 parole come autorità locali, epidemia, governo centrale, insabbiamento. Si tratta di date fondamentali perché proprio in quel momento la Cina sta informando l’OMS senza dire ancora, però, che c’è una trasmissione uomo-uomo: parla di una “polmonite dalle cause sconosciute”. Il 3 gennaio la Commissione sanitaria nazionale cinese avrebbe ordinato di distruggere i campioni analizzati, ne dà notizia Caixin, il giornale che poi è stato censurato e che sostiene di aver visto quell’ordine. Il 9 gennaio è ormai ufficiale che l’epidemia è scoppiata a Wuhan: e si dice appunto che è dovuta a un nuovo virus. Solo l’11 gennaio: viene confermata la prima vittima. Il 12 invece il laboratorio dello Shanghai Public Health Center viene chiuso. Un suo professore – Shang Yongzhen – aveva messo online la sequenza del virus. Ma i risultati risalivano ad almeno una settimana prima, data in cui sarebbero stati anche comunicati alla Commissione sanitaria nazionale. Il 18 e 19 gennaio secondo il Wall Street Journal e il Washington Post nonostante l’ufficialità dell’epidemia, a Wuhan si sarebbe consumato il banchetto più ricco della storia: 40mila invitati, il più affollato al mondo. Il 23 Gennaio viene annunciato il lockdown di Wuhan ma il sindaco ammette in maniera disarmante che erano già uscite, nei giorni precedenti, 5 milioni di persone. Tuttavia l’OMS non dichiara ancora l’emergenza di salute pubblica di livello internazionale. Tra il 25 gennaio e il 1 febbraio, l’imprenditore Fang Bin carica su Facebook un video dove si vedono otto cadaveri: di questo imprenditore si sono perse le tracce. Poi il 30 gennaio finalmente l’OMS dichiara che è “emergenza sanitaria globale” per il COVID-19. Il 5 febbraio: La Cyberspace Administration cinese – agenzia governativa che regola il web – annuncia che saranno puniti tutti coloro che diffonderanno notizie che infondono paura sul web. Due giornalisti e attivisti, che avevano lanciato l’allarme sulla credibilità delle versioni ufficiali sono scomparsi dopo essere stati arrestati dalla polizia a inizio febbraio. Poi il 1 marzo viene arrestato il giornalista Li Zehua: l’Organizzazione cinese per la difesa dei diritti umani pubblica una lista che raccoglie 897 casi di repressione…” 

Ma in tutto questo, c’è un paese, Taiwan, una piccola repubblica di 23 milioni di abitanti lontana appena 180 chilometri dalla Cina che si è salvata dall’epidemia: a fine aprile ha contato 400 contagi e 6 morti. Come mai? Perché non si è fidata dell’OMS e della Cina e dopo avere intercettato quelle chat dei dottori cinesi poi censurati, ha preso subito precauzioni, come emerge nella ricostruzione fatta da Report: “Taiwan è fuori da ONU e fino al 2016 è stata osservatore presso l’assemblea dell’OMS… ma dal 2017 ha fatto capire chiaramente di essere contraria a una riunificazione tra Taiwan e la Repubblica Popolare, per cui Tedros ha isolato Taiwan dall’OMS. E questo l’ha salvata. Perché mentre l’OMS ha aspettato per ammettere al mondo che il virus si trasmetteva tra uomini, Taiwan non si è fidata delle comunicazioni ufficiali. Il 31 dicembre, il centro di controllo delle malattie di Taipei chiede in una mail all’OMS informazioni su una possibile contagiosità uomo-uomo di un nuovo virus e il giorno stesso inizia a controllare eventuali sintomi nei viaggiatori che provenivano da Wuhan. Il 5 gennaio la ricerca si estende a qualsiasi passeggero arrivato da Wuhan negli ultimi 14 giorni: “Abbiamo avuto un forte dubbio che qualcosa ci fosse nascosto – racconta Andrea Sing-Ying Lee, ambasciatore di Taiwan in Italia – Perché i medici di Taiwan, nella profonda notte, hanno visto i post di medici cinesi che parlavano di un fenomeno che non si poteva divulgare perché il governo lo aveva vietato… La nostra impossibilità di contare sull’appoggio dell’OMS ci ha reso forti e anche preparati. Noi da 70 anni abbiamo rapporti stretti con la Cina: commercio, finanza, investimenti, turismo, matrimoni attraverso lo stretto di Taiwan, per cui sappiamo com’è la Cina. Quando dicono che non c’è problema, c’è qualche problema; quando dicono che il problema non è grande, il problema è grande. Quando chiediamo alla Cina “cosa sta succedendo?” e rispondono “qualcosa c’è, ma non vi dovete preoccupare” noi ci preoccupiamo”.  

Pare che Report abbia provato a chiedere un’intervista a Tedros e al suo ufficio stampa, che però l’avrebbe negata criticando lo “stile giornalistico” della trasmissione: “Ma noi non cerchiamo colpevoli, né responsabili, cerchiamo solo di capire dove si è sbagliato per non commettere gli stessi errori. E poi anche perché crediamo nell’OMS come istituzione purché sia indipendente dalla politica e dalle pressioni delle lobby farmaceutiche: dalle quali, però, come ci dice la sua storia, non è sempre stata così indipendente”, osserva il conduttore introducendo lo spaccato di interessi economici che si scatenarono già nella pandemìa del 2009 per il virus dell’influenza suina partito dal Messico, che in pochi mesi contagiò il mondo,  per cui l’11 giugno, per la prima volta in 40 anni, l’OMS dichiarò la pandemia. “Dichiarazione che fece scattare gli obblighi di acquisto dei vaccini da parte di tutti i paesi, Italia compresa, in base ad un accordo con le case farmaceutiche che si sarebbe dovuto contestare e non accettare – spiega Jean Pierre Door, rapporteur alla commissione d’inchiesta parlamentare francese sulla campagna di vaccinazione – Ma la Francia non poteva permetterselo, gli altri paesi hanno fatto la stessa cosa. Nessun Paese ebbe la forza di contestare l’accordo con le case farmaceutiche”.

“Secondo lei la dichiarazione di pandemia dell’OMS favorì le grandi industrie farmaceutiche in quell’occasione?” chiede Report a German Velasquez, consulente Politiche di Salute pubblica South Center, per più di 20 anni alto dirigente dell’OMS che dirigeva proprio il programma sui farmaci: “Chiaramente, è stato il business del secolo. Chi si vaccinò dentro l’OMS? Io non mi vaccinai. E dei 2500 colleghi che lavoravano presso la sede dell’OMS a Ginevra non conosco nessuno che l’abbia fatto”. A conti fatti si vaccinarono pochi milioni di persone in Europa. Ma l’operazione costò ai paesi centinaia di milioni di euro. L’Italia pagò per 24 milioni di dosi, 184 milioni e furono usate appena 900 mila dosi. Anche in Germania la campagna fallì. Si vaccinò solo il 5% della popolazione”.

Anche Wolfgang Wodarg, nel 2009 presidente della Commissione Salute del consiglio d’Europa, denunciò una pandemia contraffatta. “Gli esperti sapevano del basso rischio ma hanno scelto di favorire le finanze dei laboratori farmaceutici. L’operazione era stata preparata a monte: l’OMS doveva dichiarare la pandemia, così gli stati impegnati ad assumere una certa quantità di farmaci in determinate condizioni, sarebbero andati avanti. Alla fine l’OMS ha fatto mea culpa. Ma non sono mai emersi i reati. Alcuni componenti dell’Oms si scoprì che avevano anche un conflitto di interesse con aziende farmaceutiche… perché quando un ente è molle è più facile penetrarlo da chi sa fare lobby.

A chi ha fatto comodo negli ultimi 20 anni trasformare l’OMS in un’agenzia privata? Risponde ancora German Velasquez: “Principalmente all’industria farmaceutica. E la verità, volendo essere un po’ cinici è che i Paesi industrializzati fino a quattro mesi fa volevano un OMS senza molti poteri, per non danneggiare la propria industria. Qual è il peso delle aziende farmaceutiche nell’OMS oggi? Molto, molto, molto forte. Tant’è vero che gli USA, hanno annunciato pochi giorni fa di ritirare i fondi, mentre si sta facendo un report che valuterà il ruolo dell’OMS nel gestire male e coprire la diffusione del coronavirus…
“L’altra vicenda dove l’OMS ha rivelato molte debolezze per sua stessa ammissione, fu l’epidemia di Ebola dopo la quale si creò nel 2015 il fondo “Contingency Fund” istituito per dotare l’OMS di risorse necessarie a fronteggiare la prima risposta immediata per evitare che un’epidemia diventi poi una pandemia –
dice Nicoletta Dentico, direttrice di Health Innovation in Practice – Ma dal 2015 a oggi, dai Governi che lo finanziano e fanno parte dell’OMS, ha raccolto 114 milioni di dollari in 5 anni: briciole”,

Il bilancio OMS, infatti, ha totalizzato 5,6 miliardi di dollari lo scorso biennio. Ma nemmeno il 20% sono le quote fisse pagate dagli stati. L’altro 80% del budget è versato su base volontaria da vari privati. Mettono i soldi e decidono per cosa si spendono. Il numero uno, il finanziatore più importante privato è Bill Gates. Nell’ultimo biennio ha “elargito” finanziamenti per circa mezzo miliardo di dollari: prende i soldi dal suo trust di famiglia e li mette nella sua fondazione da dove finiscono nell’OMS. Ma i soldi che arrivano al trust, abbiamo scoperto noi di Report, arrivano anche da investimenti sul mondo sanitario spiega il conduttore Sigfrido Ranucci –  circa 323 milioni di dollari nel 2018 investiti in case farmaceutiche importanti, che producono anche vaccini, Novartis, Pfizer, Merck, Medtronic. Poi di questi, 237 milioni li aveva investiti, almeno fino a un anno fa nella Walgreen Boots Alliance, la società che distribuisce farmaci all’ingrosso e al dettaglio in mezzo mondo. Inoltre aveva anche fatto un accordo attraverso Microsoft per costruire e gestire la rete informatica di questa società: per accaparrare dati sanitari sulle prescrizioni? Per sapere quali farmaci vengono più venduti e di conseguenza per investire su quei farmaci? Ecco, il cerchio si chiude. Veste i panni da filantropo perché dona soldi all’OMS: ma così, risparmia sulle tasse e determina le politiche sanitarie, le campagne di vaccinazione o le cure farmaceutiche, magari prodotte da quelle multinazionali dove lui ha investito. Ecco insomma, più che un conflitto di interessi, sembra una visione del mondo. Chapeau Mister Gates. Però crediamo che la salute della popolazione mondiale meriti qualcosa di meglio”.

E conclude German Velasquez: “Faccio un esempio che per me è stato scioccante, cui ho assistito quando ero all’OMS. Nessun Ministro della sanità di qualsiasi paese del mondo, che si tratti di Francia, Italia o Inghilterra, ha più di cinque minuti per parlare all’Assemblea Mondiale. Bill Gates è stato invitato dalla direttrice OMS ed ha avuto 40 minuti per parlare con i ministri della salute. Quest’uomo può avere un sacco di soldi ma non è un esperto di salute pubblica. La sua fondazione versa più di mezzo miliardo di dollari all’OMS ogni biennio. Così stabilisce lui quali sono le priorità dell’organizzazione e fa le scelte sulle politiche da adottare: se investire sulla cura della poliomelite, invece che della malaria. Di fatto è diventato il proprietario dell’OMS e sta uccidendo la vera OMS, cercando di far credere al mondo che è un grande filantropo che si preoccupa della salute dell’umanità”.

Questa “visione del mondo” – che accoglie in un unico abbraccio gli interessi di Bill Gates e della sua famiglia, l’OMS e le case farmaceutiche – è lo scenario mondiale di cui fa parte anche il coronavirus made in Italy. Una lettura già fatta da riviste autorevoli in campo internazionale: i cui lettori, però, sono sempre stati un numero ristretto e le relative  analisi sono rimaste relegate nel recinto del complottismo. Ma la trasmissione su Rai 3 di maggio 2020, non solo ha aggiunto elementi nuovi elementi inquadrandoli in una cornice accessibile a tutti, ma questa volta – anche per merito della pandemìa che ha reso tutti più attenti – la trasmissione è stata seguita da un pubblico molto più vasto. Per cui proprio l’audience registrata, ha sdoganato la storia di Bill Gates dall’angolo del complotto, riportandola in quello della realtà: suggerendo di rivalutare con uno sguardo più critico anche la notizia della telefonata intercorsa fra Bill Gates e il nostro presidente del Consiglio il 2 maggio 2020 – circa una settimana prima della puntata di Report – riportata, invece, con enfasi acritica dalla stampa italiana.


“Bill Gates chiama il premier Conte: cooperazione nella lotta al coronavirus” titola TGcom 24 che prosegue: ”Lʼimprenditore e filantropo statunitense ‘ha riconosciuto lʼimpegno dellʼItalia al contrasto alle pandemie e al sostegno della ricerca scientifica finalizzata ai vaccini’… Al centro del colloquio, informa Palazzo Chigi, la promozione della cooperazione globale nella lotta al coronavirus, a partire dalla “Pledging Conference” del 4 maggio promossa dalla Commissione Europea. Il Presidente Conte ha ribadito “l’intenzione italiana di tenere bene in evidenza queste tematiche nell’agenda del G20 del 2021, di cui il nostro Paese assicurerà la Presidenza, elemento questo fortemente sostenuto da Bill Gates”.

Il Messaggero.it: “Coronavirus, Bill Gates chiama Giuseppe Conte: «Bene l’Italia nella ricerca del vaccino»  Il premier ha ricevuto nel pomeriggio una telefonata dal fondatore di Microsoft, miliardario filantropo, assai attivo sul fronte della lotta al coronavirus al punto da finanziare la ricerca sul vaccino. E con esplicito riferimento ai test in corso a Oxford e Pomezia, Conte e Gates si sono congedati «impegnandosi a tenersi in stretto contatto nel corso delle prossime settimane». Il presidente del Consiglio ha invitato Bill Gates a Roma «non appena le condizioni lo consentiranno».

E ancora, sempre il 2 maggio scorso, il Corriere.it “Una telefonata di mezz’ora fra Bill Gates e Giuseppe Conte, in cui il nostro governo promette di donare per lo studio del vaccino una cifra compresa fra 110 e 140 milioni di euro e in cui il miliardario filantropo fa gli elogi della nostra ricerca e della collaborazione stretta fra l’Italia e le sue Fondazioni. Anche l’Italia, che avrà la presidenza del G20 il prossimo anno, porterà avanti il progetto in un contesto multilaterale…  mentre aziende private e pubbliche si mobilitano, probabilmente anche le nostre imprese strategiche come Banca Sanpaolo ed Eni, per raggiungere l’obiettivo”.

Una notizia, dunque, riportata da gran parte della stampa senza alcun approfondimento. Solo dopo qualche giorno, passato il clamore della notizia, qualcuno ha provato a farci su una riflessione. E’ il Secolo d’Italia il 5 maggio, ovviamente un giornale di opposizione al Governo, ma l’opposizione, quando aiuta a capire, serve proprio a questo: “Conte darà a Bill Gates 130 milioni” è il titolo. Quanto al testo: “Giuseppe Conte lo ha promesso a Bill Gates. L’Italia metterà a disposizione tra i 130 e i 140 milioni di euro (fonte Sole 24 Ore) per l’emergenza coronavirus e avrà un ruolo di primo piano nella ricerca per il nuovo vaccino anti Covid 19. Questo non tanto per l’impegno finanziario del nostro Paese…ma per il ruolo che giocherà l’Italia a partire dal prossimo anno quando assumerà per la prima volta la presidenza del G20.  Ma dove troverà il governo questi soldi?”

E il quotidiano, valutando le possibili fonti economiche cui attingere per trovare la somma equivalente, aggiunge: “La suggestione arriva dalla nota del Viminale di ieri sera. Dall’11 marzo al 3 maggio sono state sanzionate 426mila persone. Nel dettaglio, 418mila tra automobilisti e pedoni e 8000 esercenti. Stimando come media la sanzione minima (si va dai 400 euro ai tremila euro) arriviamo più o meno ai 130 milioni destinati alla fondazione di Gates. E’ l’equivalente, insomma, delle multe fatte agli italiani per non avere rispettato la quarantena. Per dirla con un paradosso: con i soldi delle multe, pagheremo il secondo uomo più ricco del mondo… Gates ha un patrimonio di 104,6 miliardi di dollari e durante il coronavirus ha incrementato i suoi introiti di 202 milioni di dollari (fonte Forbes). Senza fare becere interpretazioni complottiste, suona però singolare che proprio gli italiani (impoveriti dal coronavirus) debbano finanziare l’uomo più ricco del mondo, che con il covid-19 è diventato ancora più ricco. Chiaramente, come tutte le notizie scomode, anche questa verrà bollata come fake news…. Ma resta il paradosso. Si è mai visto un filantropo ottenere i soldi dalle persone che intende aiutare?”

Ironia, “notizie scomode” e “complottismo” a parte: a questo punto, lo scenario della pandemia italiana e internazionale sembra completo. I suoi protagonisti ci sono un po’ tutti: dai medici in prima linea che hanno tentato al meglio di curare i malati; agli studiosi che nei laboratori hanno cercato di approfondire la conoscenza del coronavirus; ai cittadini che hanno collaborato stando chiusi in casa; ai politici che hanno messo in pratica i suggerimenti di una scienza che riflette tutte le contraddizioni della società; ai giornalisti che sono riusciti a fare informazione senza lasciare fuori nessuno da questo scenario: neanche chi trae profitto dalle tragedie. Nessun complotto, dunque: tutto nella normalità della vita.

Complotti, dubbi e sospetti, però, rischiano di essere alimentati proprio dal Governo e dal suo Comitato Scientifico se continuano a non rispondere a domande sul bene più prezioso di ogni individuo: la propria salute. Dopo tanti morti, sofferenze, perdite e sacrifici non si può morire, magari per un tampone che manca, senza capirne il perché. Non si può assistere alla strage nelle RSA come a un male inspiegabile e inevitabile. Non si può far finta che le nostre conoscenze sul coronavirus e sui modi per affrontarlo, siano le stesse di 5 mesi fa: per cui l’unica ricetta per tenere a bada i numeri del contagio, sia paventare nuovi lockdown ai cittadini colpevoli di “assembramenti”.          

I cittadini hanno fatto già fin troppo e bene la loro parte.

Ora tocca ai politici e agli esperti fare la loro: dando risposte corrette e trasparenti, basate su come è cambiato l’identikit del virus e il modo di affrontarlo; dicendo la verità su quello che si può fare subito per uscire da una pandemìa dai contorni ormai più kafkiani che epidemiologici; prospettando realistici scenari sanitari per l’autunno, che prevedano anche come attrezzarsi per un’eventuale seconda ondata di contagi.

Viceversa, il contrasto tra la sollecitudine con cui si promettono milioni alla Fondazione di Bill Gates per la ricerca di un ipotetico vaccino e la lentezza e le ambiguità con cui ci si muove per assicurare strumenti diagnostici e terapeutici che servono subito per salvare vite umane, solleva non uno: ma una montagna di sospetti.